Dopo il matrimonio
13 lunedì Feb 2012
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13 lunedì Feb 2012
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13 lunedì Feb 2012
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Il film inizia con una dolce immersione nel caos, nel calore e nel colore indiani. Segue l’abbraccio toccante e perfettamente aderente fra un uomo europeo e un bimbo del luogo. L’uomo è Jacob, un danese costretto, suo malgrado, a rientrare nella terra natia per reperire fondi utili alla sopravvivenza dell’orfanotrofio in cui quel bimbo e tanti altri hanno trovato una casa.
E così lo stacco fra la miseria d’India e il verdeggiante sfarzo danese è prepotente. Susanne Bier trasferisce la scena e l’azione attraverso l’ottica spaesata del protagonista, che immediatamente viene calato in un alloggio modernissimo, zeppo di accessori inutili, simboli istantanei del contrasto con la semplicità della sua vita quotidiana in Asia.
10 venerdì Feb 2012
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10 venerdì Feb 2012
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Nella prima scena di “Ruggine” il pulviscolo illuminato a giorno penetra e dilata uno spazio buio e angusto, volteggiando candidamente attorno a due bambini che tentano un ingenuo, reciproco approccio. Il campo visivo si allarga e ci trasporta negli anni 70 della periferia torinese.
Un gruppo di ragazzini passa le giornate nei dintorni dei palazzoni in cui vivono. E’ un’infanzia selvaggia ma felice, perché i piccoli hanno grande libertà e la forza di una società in miniatura. Le loro giornate e le riprese si alternano fra i campi sconfinati e un ammasso di lamiere che costituisce la loro base segreta. Il loro mondo, soprattutto qui, si sviluppa autonomamente da quello degli adulti, e i ragazzini, capitanati da Carmine, sviluppano le loro dinamiche, i modi di stare insieme e difendere la roccaforte, quel tipo di luogo in cui ogni bambino nasconde una parte di sé, in modo sacro, ritualizzato. E’ un luogo simbolico e affascinante, e una fotografia in chiaro scuro ci mostra un vero e proprio castello, un piccolo regno abbarbicato su se stesso, un luogo dove gli adulti non entrano mai, o quasi.
09 giovedì Feb 2012
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09 giovedì Feb 2012
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Il Faust di Sokurov è un’opera maestosa, devastante, che rimane incollata alle sinapsi di chi ne asseconda le mosse. Il film è l’ultima parte della tetralogia (Moloch-Taurus-Il sole-Faust) del regista russo, e, per quanto rappresenti probabilmente il minimo comune denominatore dell’opera nel suo complesso, ha una vita e un respiro propri, peraltro intensissimi.
Faust è un dottore, uno scienziato ottocentesco di cui non si riconoscono i meriti; il suo studio è in realtà una lercia macelleria; vive e si muove nell’indigenza, nella sudicia lordura di tuguri freddi e cadenti, e la sua professione mal pagata non è sufficiente a sfamarlo e sopravvivere.
Faust conosce profondamente la scienza medica, ma la sua sete di sapere è implacabile, e si tramuta in oscura inquietudine, nel momento in cui perde il senso dell’esistenza , smarrendo se stesso e la propria integrità morale; i suoi movimenti d’improvviso non si placano più, quasi fossero premonitori di un futuro di dannazione.
08 mercoledì Feb 2012
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George Meliès (1861-1938) è stato un regista e illusionista francese. Fu lui a sviluppare la scoperta dei fratelli Lumière, a sperimentare e perfezionare quel marchingegno misterioso e sconosciuto in grado di riprodurre immagini in movimento. Egli tradusse la sua arte di mago e illusionista in pellicola, applicò il proprio immaginario ai suoi film, divenendo il precursore del cinema fantastico.
08 mercoledì Feb 2012
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08 mercoledì Feb 2012
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Martin Scorsese omaggia la storia del cinema con un’opera fantastica come il personaggio cui è dedicata.
Parigi, anni 30. Hugo Cabret è un orfano che vive nella stazione di Montparnasse. Si occupa segretamente del funzionamento degli orologi, conosce ogni minimo recesso del luogo e scruta – imboscato dietro le quinte- i comportamenti e la routine delle persone nel modo che solo i bambini sanno. Hugo vive per uno scopo preciso: aggiustare un automa su cui suo padre lavorava prima di morire, nella ferma convinzione che questo contenga un messaggio per lui. Nel perseguire tale fine, l’audace bambino deve confrontarsi con un misterioso e cupo giocattolaio (un sublime Ben Kingsley) che gli sottrae il taccuino paterno, con la figlia adottiva di lui, Isabelle, che diverrà sua complice, con l’Ispettore Gustav, che sarà sempre sulle sue tracce, in modo goffo ma ostinato.
07 martedì Feb 2012
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07 martedì Feb 2012
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“The iron lady” narra la vita di Margaret Thatcher attraverso i ricordi più o meno lineari dell’ex primo ministro. Phyllida Lloyd mostra la Thatcher di oggi, una distinta signora ottantenne alle prese con una demenza senile che avanza senza pietà, malattia a cui la stessa oppone una strenua ma inane resistenza. E così è costante la presenza del marito Denis (deceduto nel 2003), con cui la protagonista dialoga, condivide immagini, ricordi, sensazioni, tentando di tenere nascosto il fatto ai familiari, di liberarsi di un fantasma che però finisce sempre col cercare, forse perchè rappresenta il conforto e il filo conduttore di una vita intera.
06 lunedì Feb 2012
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