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Easy rider

09 venerdì Mar 2012

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Scene da ricordare
Peter Fonda, Jack Nicholson e Dennis Hopper in una scena di “Easy rider”.

Easy rider

09 venerdì Mar 2012

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Titoli di testa

I Grandi Classici

Bill e Wyatt (Dennis Hopper e Peter Fonda), dopo aver trasportato un quantitativo ingente di droga dal Messico agli Stati Uniti, acquistano due chopper e partono dalla California alla volta del carnevale di New Orleans.  Il loro è il sogno americano su due ruote, è un viaggio di libertà attraverso uno dei luoghi più affascinanti della terra, e la porzione di cielo e paesaggio a loro disposizione rende l’idea d’infinite possibilità.

 

Lungo il percorso, Bill e Wyatt (Capitain America) incontrano e danno un passaggio a un hippie, che li conduce tra la sua gente in una comune: qui la tolleranza e l’armonia regnano incontrastate, e la convivenza pacifica di questa struttura estranea alla società convenzionale è l’emblema di quanto accadrà poi: la comune è l’oasi simbolica e verdeggiante in mezzo a un deserto aspro e irto di insidie, un non luogo dove poter assaporare la felicità di un bagno discinto assieme a due ragazze in una sorgente d’acqua calda.

 

I due amici salutano l’oasi, e proseguono il tragitto verso sud.  E più si spingono a sud, più aumentano i segnali di diffidenza nei loro confronti; vengono ignorati sistematicamente persino dai peggiori motel, e dormono sotto le stelle, accanto al fuoco e alle loro moto. Vengono arrestati in una cittadina per aver preso parte a una parata senza permesso, e in cella conoscono George Hanson (Jack Nicholson), un giovane e facoltoso avvocato alcolizzato, che li tira fuori dai guai e prosegue il viaggio con loro alla volta di New Orleans.

Il viaggio di Bill e Wyatt prosegue fra i Grandi Classici d’Osteria

Quasi amici

07 mercoledì Mar 2012

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Scene da ricordareOmar Sy e Francois Cluzet in una scena del film di Olivier Nakache ed Eric Toledano

Quasi amici

07 mercoledì Mar 2012

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Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Driss è un ragazzo di origini senegalesi che vive una realtà disagiata e marginale nella periferia parigina. Abita  con la madre adottiva e coi figli di lei, tirando avanti grazie a piccoli furti; il suo percorso di delinquenza obbligata gli ha fatto conoscere il carcere, e vaga senza ambizioni per colloqui di lavoro alla ricerca di una firma che gli procuri il sussidio di disoccupazione.

Capita così a casa di Philippe, un ricco tetraplegico rimasto paralizzato in seguito a un incidente di parapendio; l’uomo è in cerca di un badante personale che lo assista continuativamente nella sua difficoltosa quotidianità. Driss ottiene la promessa dell’agognata firma, ma quando l’indomani si presenta in casa del milionario, viene inaspettatamente assunto per un periodo di prova.

Si sviluppa così un rapporto altalenante fra due realtà contrapposte: da un lato Philippe, raffinato uomo di cultura dalle risorse economiche illimitate, vedovo e portatore di un handicap che ne limita ogni movimento e il piacere stesso di vivere; dall’altro Driss, robusto ed esuberante ragazzone dai modi spicci e poco eleganti, abituato alla strada e ai problemi permanenti di un handicap di tipo sociale. I due uomini imparano a conoscersi tra mille difficoltà, a suon di diffidenze reciproche e sferzanti battute. Graualmente entrano in una strana e delicata sintonia, e trovano un equilibrio grazie a uno scambio di idee schietto e genuino, che finirà con l’arricchire e compensare le lacune di entrambi.

Philippe conoscerà così il brivido rigenerante della follia di Driss, che renderà dignità al suo datore di lavoro trattandolo come suo pari, mancandogli di rispetto all’occorrenza, educandolo al lato buono dei suoi eccessi, sbloccando infine la paralisi riflessa della sua sofferta interiorità; dal canto suo, Philippe introdurrà per mano Driss in un mondo a lui sconosciuto, fatto di lusso, arte, concerti e sport estremi, regalandogli l’ambizione e la speranza di un futuro possibile.

 

Il film è ispirato alle vicende reali narrate nel libro “Le second souffle” di Philippe Pozzo di Borgo, tetraplegico dal 1993, e al rapporto di quest’ultimo col suo aiuto domestico Yasmin Abdel Sellou.

Olivier Nakache ed Eric Toledano ci regalano una straordinaria storia di amicizia, nell’ennesima eccellente prova del cinema francese di quest’anno.  I due protagonisti interpretano con naturalezza i personaggi contrapposti che vengono loro assegnati, e il risultato è un film credibile e commovente, che non trae respiro da un percorso lineare di crescita, ma dagli alti e bassi del rapporto fra Driss e Philippe, dalla spontanea ed ondivaga evoluzione di una storia vera e mai ruffiana, dalla vita che poi finisce col separarli dopo aver donato loro una possibilità di crescita e arricchimento morale.

Polisse

06 martedì Mar 2012

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Scene da ricordareKarin Viard, Joeystarr e Marina Fois in una scena del film di Maiwenn Le Besco

Polisse

06 martedì Mar 2012

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Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Polisse narra le vicende quotidiane della Sezione Minori (Brigade de Protection des Mineurs) della polizia di Parigi, fra storie d’emarginazione, sfruttamento, violenza, povertà, pedofilia, prostituzione, esuberanza sessuale adolescenziale da un lato, e le vite dei singoli componenti di una squadra di agenti dall’altro.

La camera a mano di Maiwenn Le Besco riprende in modo grezzo e assai realistico i fatti terribili cui sono sottoposti bambini parigini (che poi rappresentano tutti i bambini) d’ogni età, sesso, razza ed estrazione sociale: ne emerge così uno spaccato crudo di una realtà diffusa fra le pieghe stesse di coscienze distorte e malate.  I componenti della Sezione Minori finiscono inevitabilmente con l’assorbire il disagio e la sofferenza dei numerosi bambini  cui prestano soccorso fisico e morale, e le mostruose attitudini di adulti deviati, fino al punto da non riuscire più a liberarsi di certe storie, fino a portarle con sé fra le mura domestiche e a minare i delicati equilibri familiari.

Nadine, Fred, Iris, Mathieu e gli altri vengono spremuti da una quotidianità logorante, da un virus che non lascia scampo: in questo contesto si inserisce Melissa (interpretata dalla stessa Le Besco), una fotografa incaricata di curare un reportage per immagini sul delicato lavoro degli agenti.

 

La macchina fotografica della reporter è una sorta di prolunga, una succursale sul campo del punto di regia, e i suoi scatti s’intrufolano adagio nelle giornate e nell’intimità di uomini e donne legati da un sottile e profondo equilibrio, mettendo a fuoco il gioco oscillatorio di rapporti e legami fra i componenti della Sezione, in cui la stessa Melissa saprà inserirsi con la delicatezza di un clic.

 

Il film utilizza un linguaggio documentaristico nelle ricognizioni parallele che ricostruiscono abusi di ogni genere: da un lato osserviamo l’innocenza di bambini che non sono in grado di valutare le ingiustizie subite, dall’altro l’incoscienza di adulti perduti al punto da non vedere il male irreparabile che procurano ai propri figli, nipoti, allievi.

E poi il grido di un bambino al distacco dalla madre squarcia la scena, così come il salto finale e improvviso di una donna della Sezione, che corrisponde a quello inverso di un bambino rinato e libero dallo spettro di un insegnante che ne bloccava ogni forma espressiva.

“Polisse” è un film che non fa sconti, un monito che riflette l’infanzia difficile della regista, un’opera socialmente utile in questa nostra modernità che tende a nascondere, a mostrare una superficie immacolata, ipocrita, esteticamente impeccabile, in luogo del male che dilaga in fatiscenti retrobottega.

This must be the place

03 sabato Mar 2012

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This must be the place

03 sabato Mar 2012

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Titoli di testa

FilmOsteria

John Smith, più noto semplicemente come Cheyenne, è una rock star in pensione, che raggiunse l’apice del successo negli anni ottanta come front man del gruppo “Cheyenne & The Fellows”.

 

Vive di rendita con la moglie in una ricca magione irlandese, curando le sue azioni in borsa e la vita sentimentale di una fanciulla. Il suo aspetto è rimasto quello degli anni 80, indossa abiti e occhiali neri, ha il volto truccato e una folta chioma scomposta; attraversa un tempo lento e compassato come i suoi stessi micromovimenti, che si producono al fianco di un carrello della spesa che lo accompagna come un’ombra meccanica.

 

Cheyenne riceve improvvisamente la notizia che il padre è malato di una malattia chiamata vecchiaia, e parte per gli Stati Uniti. Sceglie il percorso via mare, a causa della fobia degli aerei, e nel tempo prolungato del tragitto marittimo il padre muore. A New York l’uomo scopre che il padre effettuava delle ricerche su un tale di nome Aloise Lange, un ufficiale nazista che lo aveva umiliato durante la prigionia ad Auschwitz.

Il viaggio di Cheyenne prosegue in FilmOsteria

War horse

02 venerdì Mar 2012

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Un’immagine di Joey, il miglior attore del film di Spielberg

War horse

02 venerdì Mar 2012

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L'Oste deluso

L’Oste deluso

 

“War horse” narra la storia di Joey, un cavallo selvaggio che vive libero nelle campagne del Devon. Acquistato all’asta di paese da Ted Narracott a un prezzo spropositato, Joey verrà addestrato da Albert, il figlio di Ted, ad arare i campi angusti della fattoria dei Narracott. Albert instaura un rapporto di profonda amicizia col cavallo, e riuscirà nell’intento di fargli dissodare molti ettari di terra; ma la guerra incombe, il maltempo rovina il raccolto, e Ted è costretto a vendere Joey all’esercito inglese per salvare la fattoria.

Il Capitano Nichols, nuovo proprietario dell’animale, promette ad Albert di averne cura, ma l’uomo muore al primo assalto in Francia, e Joey viene predato dall’esercito tedesco assieme al cavallo del sergente Perkins.  I due cavalli attraverseranno la Grande Guerra: prima insieme ai giovani militari tedesci Gunter e Michael, e poi con la dolce Emily, una ragazzina francese che tenta di nasconderli prima che l’esercito tedesco li requisisca per utilizzarli come bestie da soma.  Chiunque allaccerà rapporti con Joey finirà male. Nel frattempo Albert, ormai maggiorenne, si arruola e parte per il fronte, e così seguiamo le sue vicende in parallelo a quelle, ancor più drammatiche, dei due splendidi cavalli, prima dell’ovvio e patinato finale.

Spielberg utilizza un linguaggio cinematografico classico e realizza un film banale e scontato, che va dove deve andare senza mai sorprendere, seguendo un canovaccio piatto e deludente; un film ruffiano che adula e tenta di addolcire lo spettatore a suon di clichè e caramelle visive che hanno un sapore commerciale, adattabile ai gusti più disparati. Certo, Joey è un ottimo attore, le scenografie sono accattivanti e ben realizzate, ma la storia è talmente scontata e superficiale da sconcertare: sembra quasi che Spielberg sia stato costretto a fare questo film, o che l’abbia fatto senza alcuna convinzione, con l’inevitabile risultato di produrre un’opera che colleziona stereotipi e si rivela inverosimile.

L’amore che resta

01 giovedì Mar 2012

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Mia Wasikowska e Henry Hopper in una scena di “Restless” di Gus Van Sant

Scene da ricordare

L’amore che resta

01 giovedì Mar 2012

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Titoli di testa

FilmOsteria

 

In un tempo che pare sospeso, Enoch, un ragazzo cupo e silenzioso, vagabonda per la città in cerca di morti da vegliare, osservare, scrutare; egli frequenta i funerali cittadini quotidianamente, alla ricerca di un segno, di un particolare, di una risposta. Durante un servizio funebre incontra Annabel, una ragazza vivace e intrigante che comprende subito l’estraneità del giovane al contesto, ma ne asseconda le mosse.

 

In un percorso che attraversa uno spazio che non è lo stesso in cui gli altri si muovono, i due adolescenti iniziano a conoscersi e si spogliano gradualmente dei propri segreti : Enoch ha perso i genitori in un terribile incidente d’auto da cui egli stesso si è miracolosamente salvato; deceduto per alcuni istanti, si è poi ripreso da un coma di tre mesi, trovando al risveglio Hiroshi, un kamikaze della seconda guerra mondiale che lo accompagna nelle sue divagazioni solitarie. Anabel invece è una malata di tumore terminale che tenta di vivere quel che le resta con disincanto, coraggio e una spiccata e vorace curiosità verso il mondo naturale.

L’analisi del film di Gus Van Sant prosegue in FilmOsteria
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