Cosmogonia d’Osteria

L’uomo mi indispone.

Dice: “La terra trema dove non dovrebbe”.

Dice: “Mai vista un cosa del genere” (Lo dice continuamente).

Dice: “Quella costruzione stava lì da più di mille anni”.

Certo, mille anni rappresentano un tempo abbondante per la specie umana,

ed è invece uno spazio piccolissimo per il pianeta, ancor più minuto per il cosmo.

L’uomo è arrogante, perchè parla del pianeta come fosse suo.

In realtà siamo noi ad appartenere al pianeta.

L’uomo è il frutto della combinazione casuale scaturita dal pennello di un artista eccelso.

Madre Natura, che tutto domina e governa a piacimento,

ci ha concesso una parentesi che noi abbiamo tramutato in una sorta di tempo a sè stante.

Ci siamo allontanati troppo dalle leggi naturali,

abbiamo dimenticato la nostra collocazione spazio-temporale,

e lo sfruttamento scriteriato delle risorse a nostra disposizione ci ha dato la ridicola sensazione di avere il controllo della situazione.

Ci ha dato l’illusione dell’onnipotenza, e dell’eternità.

Non è così.

Abbiamo scelto un modello protesico e vulnerabile di evoluzione.

Nella realtà siamo il simbolo indiscusso della provvisorietà,

e non saremmo nulla senza i nostri apparecchi sostituivi,

senza le macchine e l’energia che le alimenta.

E non abbiamo il giusto rispetto e un’equa considerazione del mondo naturale.

Il mondo naturale è sacro.

Corsi e ricorsi.

La terra ciclicamente collassa per ripristinare il proprio equilibrio.

E’ un dato di fatto.

Forse, per assurdo, una civiltà come la nostra giace sotto il cumulo indefinibile degli strati geologici.

Ci meravigliamo ancora e sempre che la terra tremi dove non dovrebbe perchè non riusciamo a leggere la storia del cosmo, perchè mettiamo l’uomo al centro del creato, allo stesso modo in cui le autorità ecclesiastiche posero per secoli il pianeta azzurro al centro dell’universo, per evitare di contraddire il portato delle sacre scritture. Finchè la teoria eliocentrica divenne innegabile.

Poi, un giorno, dal sistema solare siamo passati a concepire (o a tentare di farlo) la galassia, e poi miliardi e miliardi di galassie, e poi immense e  incommensurabili quantità di spazio e tempo.

Una recente teoria suggerisce e sostiene l’esistenza di una stella gemella del nostro Sole, una stella che affronterebbe un’evoluzione ellittica lunga 26 milioni di anni attorno al padrone del nostro errante teatrino spaziale.

La natura è sconfinata, l’uomo cieco e bigotto.

Credo nell’infinitamente grande e nell’infinitamente piccolo, credo che queste misure in un certo senso collimino.

La mente umana lavora per concetti e astrazioni basate su esperienze pregresse, ma in certi casi è necessario uno sforzo di fantasia.

Perciò credo in Ortone e nel mondo dei Chi.

Per un microorganismo uno spazio piccolissimo rappresenta un sistema solare, una galassia, l’universo stesso.

L’universo d’un microorganismo potrei essere io stesso.

Ciò che quindi è per l’uomo il sistema solare, potrebbe essere una creatura di cui non siamo in grado di comprendere le dimensioni, e che a sua volta ha poi la galassia e l’universo come grandezze a cui rapportarsi.

E’ una natura composta in scala da infinite bambole matrioska.

Dentro ogni mondo ce n’è un altro.

Noi uomini siamo briciole insulse nel contesto.

Ci chiediamo il perchè delle cose, abbiamo un certo grado di consapevolezza rispetto alle altre creature, siamo in grado di modificare l’ambiente e di sfruttare ogni risorsa disponibile, di rimescolare chimicamente tutto ciò che la natura offre.

E’ questa dunque l’evoluzione?

A mio modo di vedere, l’evoluzione è un’altra cosa.

L’evoluzione è semplicità, forza, adattabilità, è sapersi legare integralmente all’ambiente in cui si è immersi, è saper leggere e sentire la natura in modo telepatico.

L’evoluzione è un coccodrillo, che sfoggia la sua corazza sul pianeta da milioni di anni, grazie ai software sofisticati che ha saputo sviluppare nella sua stessa struttura corporea, primordiale e modernissima al tempo stesso.

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