Freccia rossa

Parte decolla la Freccia Rossa.
Treno per Wellington, Nuova Zelanda.
Treno dei sogni, dei significati.
Treno degli orizzonti perduti.
Treno a ritroso nell’evoluzione.
Treno di nuova scoperta del significato di inventio.
Alla guida, un essere meccanico, senza espressione.
Tuta e casco argentei, in titanio rinforzato.
Frecce rosse in controsenso lungo il percorso.
Sembra il treno di 2046.
Wong Kar-Wai e la sua fottutissima concezione del tempo.
Stazioni sospese, a mezz’aria, immaginarie.
Il carretto passava e quell’uomo gridava: “gelati”.
L’uomo lancia coni mille gusti.
Sono gelati mnemonici,
ognuno dei quali desta un ricordo perduto.
Acrobati del circo, contorsionisti, trapezisti, lavoranti.
Tutti sul treno.
La donna cannone dalla sessualità ambigua,
che si fa sparare nell’immensità per esaudire improbabili brame al solo prezzo di un brivido.
Sfida la gravità e l’arco illusorio di stelle cadenti soltanto di nome.
Traiettorie intercettate nell’oscurità.
Ma nel frattempo il treno avanza.
Ecco il Paradiso Perduto.
L’uomo sui trampoli s’è venduto tutto.
Ora regala paranoie buone, a forma d’aquilone,
sotto un albero tropicale e un tetto di traversine.
Si possono ordinare dal treno.
Gli aquiloni, non le traversine.
Essi sono la Panacea.
Tutto scorre inesorabile – come il treno della necessità che le cose accadano.
E poi la Pangea,
il distacco dei territori,
gli scontri e agli amalgama primordiali,
il lavoro prodotto dai territori sottostanti fino ad esplodere nelle lande lunari
in cui un uomo una donna e una moto attraversarono il tempo.
Lì decisero le loro sorti.
Il treno procede a cavallo di curve immaginarie.
Il treno conduce all’armonia introspettiva d’Itaca,
dove Tiresia,
indovino dapprima ritenuto pazzo,
e poi molto di più,
mal cela i segni della sua doppia essenza,
accorpa le due facce della medaglia dei sensi.
Metti la mano,
accetti il destino.
Giano, dio bifronte, potrebbe anche ucciderti,
nella Coerenza dell’Oracolo,
nel Rispetto della Verità.
Il treno a vapore acqueo persegue l’intento di raggiungere se stesso,
di far ritrovare la coscienza collettiva ai Dormienti,
(riecco l’Inventio)
di rivelare i segreti del dio coccodrillo e della sua resistenza al tempo,
di contemplare in silenzioso rispetto,
come due amici in riva al mare al tramonto,
Madre Natura e le sue opere d’arte.

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