Omaggio a un Genio Visionario d’Osteria

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Pensieri d’Osteria

Osteriacinematografo omaggia lo statunitense Ray Bradbury (1920-2012), scrittore di fantascienza e non solo. Precorse e anticipò i tempi scrivendo romanzi modernissimi  quali “Fahreneit 451”, “L’estate incantata”, “Cronache Marziane”, opere che dimostrano che il genere, sovente, è un semplice strumento per raccontare qualcosa di importante.  Un caro saluto e un sentitto ringraziamento dall’Oste

Marilyn

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FilmOsteria

Londra, 1956. Colin Clark, figlio minore di Sir Kenneth Clark, eminente storico d’arte dell’epoca, decide, subito dopo la laurea, di intraprendere la carriera cinematografica.

Grazie alla sua cieca ostinazione e alle influenti conoscenze di famiglia, il ventitreenne Clark (Eddie Redmayne) riesce a farsi assumere come terzo assistente alla regia del film “Il principe e la ballerina”: lavorerà così come tuttofare accanto al grande attore e regista Laurence Olivier (Kenneth Branagh), imparando con applicazione ed entusiasmo i meccanismi del “dietro le quinte” cinematografico, occupandosi dei tanti piccoli dettagli di contorno al set; entrerà poi in confidenza con la moglie dell’epoca di Olivier, Vivian Leigh, che gli affiderà il monitoraggio del marito; instaurerà una tenera storia d’amore con una costumista (Emma Watson).

Ma il ruolo e l’atteggiamento di Colin muteranno rapidamente con l’arrivo di Marilyn Monroe sul set, che travolgerà lui e l’intera troupe come una tempesta improvvisa: Marilyn si dimostrerà ben presto incapace di seguire il rigore e il ritmo imposti dai cineasti inglesi, presentandosi spesso in ritardo e in pessime condizioni, accusando gravemente giudizi e pregiudizi di colleghi che la osservano con diffidenza tipicamente anglosassone.

Clark è giovane, generoso, malleabile, ma anche innocente e sensibile agli occhi di Marilyn, che sente di potersi fidare di lui e a lui si affida alla partenza del marito Arthur Miller, in cerca di tranquillità e d’ispirazione negli Stati Uniti; Marilyn gioca con Clark e i suoi occhi stralunati, trova spensieratezza al suo fianco, si alleggerisce di quel male connaturato al personaggio che incarna, e ricorda e dimentica, e c’è e non c’è, come una brezza primaverile che corre tenue e invisibile a solleticare l’erba.

Il fascino di Marilyn prosegue in FilmOsteria

C’era una volta il Caos

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Prima del Cosmo, il Caos

Prima di Armonia, il disordine

Il seme incastonato nell’informe massa

La nascita degli dèi

 

Tifèo,

drago dalle teste di serpente

e figlio di Gea, la Madre Terra,

giace intrappolato nelle profondità

 

Vibra la terra

Vibra e respira

Sussurra la lingua adriatica

Sussurra e suggerisce biforcuta

 

L’esile protuberanza

Infida proboscide del grande elefante

Appendice e coda dell’immensa placca africana

Che spinge e insiste e sollecita

 

S’insinua

Preme contro l’arco alpino

S’arriccia sotto la giovane dorsale appenninica

E tutto scuote e squarcia e solleva

 

E’ un desiderio primordiale

che mira a rimodellare il pianeta

Nella sala macchine luciferina

Il Grande Scultore lavora e batte e plasma

E spruzza argilla e strizza bacini come spugne

 

La terra si spacca e squarcia

Scivola la roccia sul far della faglia

E morde e azzanna

 

E gli elementi sgorgano dalle fenditure

E’ un calderone che ribolle e mormora

e fa tentennare la grande pianura

 

Forze ancestrali si scatenano nella cupa voragine

Tifèo scuote il suo antro

Invoca il nome della madre Gea

L’ultima sentinella della terra

Colei che controlla ed è l’elemento tellurico

 

Il rinnegato si dimena e contorce e sputa fuoco

E muove dalle profondità di Tartaro,

l’Abisso che lo generò.

 

I Fratelli Titani fremono e vacillano.

Demetra,  la madre terrena,

annuncia nuova fertilità.

Cosmogonia d’Osteria

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Il Precipizio

L’uomo mi indispone.

Dice: “La terra trema dove non dovrebbe”.

Dice: “Mai vista un cosa del genere” (Lo dice continuamente).

Dice: “Quella costruzione stava lì da più di mille anni”.

Certo, mille anni rappresentano un tempo abbondante per la specie umana, ed è invece uno spazio piccolissimo per il pianeta, ancor più minuto per il cosmo.

L’uomo è arrogante, perchè parla del pianeta come fosse suo.

In realtà siamo noi ad appartenere al pianeta.

Il viaggio Osteria-Cosmo prosegue ne Il Precipizio

Dark shadows

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FilmOsteria

Alla fine del diciottesimo secolo, i coniugi Collins e il figlio Barnabas lasciano l’Inghilterra e approdano sulla costa orientale americana in cerca di fortuna.  Si insediano nel Maine, dove Joshua e Naomi Collins avviano un’impresa ittica che in breve diviene un impero commerciale, al punto che la cittadina in cui risiedono  viene battezzata come Collinsport.

 

Rimasto orfano in circostanze misteriose, Barnabas cresce nell’agiatezza e si lascia sedurre dal fascino irresistibile della serva Angelique Bouchard, finchè non conosce l’incantevole Josette DuPres, di cui s’innamora perdutamente. Angelique, folle d’amore e accecata dalla gelosia, utilizza la magia per spingere Josette al suicidio e maledire Barnabas: dapprima tramuta l’uomo in un vampiro e poi lo seppellisce, condannandolo al buio di una bara per quasi duecento anni.

 

 

Corre l’anno 1972 quando Barnabas riacquista accidentalmente la libertà, ritrovandosi d’un balzo in un mondo completamente diverso rispetto a quello che aveva lasciato. L’impero Collins si è sgretolato, e la splendida tenuta di famiglia –Collinwood Manor- ha perso l’antico splendore.

 

Nella magione risiedono ancora i discendenti della bizzarra famiglia Collins: l’enigmatica Elizabeth Collins Stoddard, il suo insulso e impalpabile fratello Roger,  i loro rispettivi figli, la ribelle Carolyn e lo stralunato David; la dottoressa Julia Hoffman, un’eccentrica psichiatra dedita all’alcool, e Willie Lomis, il bislacco custode di Collinwood. Allo strampalato quintetto si aggiunge ben presto l’istitutrice di David, Victoria Winters, una fanciulla dai tratti incredibilmente simili a quelli di Josette.

Le acrobatiche avventure di Barnabas Collins proseguono in FilmOsteria

Jailhouse rock – Elvis Presley

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Soundtrack

RadiOsteria consiglia “Jailhouse rock”, irresistibile brano scritto da Jerry Leiber e Mike Stoller, portato al successo nel 1957 da Elvis Presley (1935-1977), l’incontrastato e inafferrabile re del rock’n’roll. Quando la musica era gran musica e valeva una mancata evasione. 

 

Shifty Henry said to Bugs, “For Heaven’s sake,
no one’s lookin’, now’s our chance to make a break”
Bugsy turned to Shifty and he said, “Nix nix,
I wanna stick around a while and get my kicks”
Let’s rock, everybody, let’s rock
Everybody in the whole cell block
was dancin’ to the Jailhouse Rock

5 maggio 1981

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Il  5 maggio 1981 compivo sei anni. Non ricordo nulla del mio compleanno di seienne, ma -certamente- ci furono una torta, sei candeline, la famiglia e gli amichetti dell’epoca a festeggiarmi.

 

Un altro fatto certo è che quel giorno, il 5 maggio 1981, morì Bobby Sands, dopo uno sciopero della fame di 66 giorni, organizzato per rivendicare il proprio status di prigioniero politico. Non ne sapevo nulla allora, e non ne sapevo nulla fino a pochi giorni fa, quando mi è capitato di vedere il film “Hunger” di Steve McQueen.

Non sapevo che il 5 maggio 1981 fosse stato un giorno tanto importante: l’importanza in questione era per me circoscritta al sesto anniversario della mia nascita, mentre in quello stesso giorno un uomo irlandese di 27 anni terminava il proprio ciclo vitale, dopo aver lottato con ogni mezzo per l’indipendenza del suo Paese.

Come rimane discutibile l’operato dell’IRA, è ancor più condannabile l’occupazione britannica in Irlanda del Nord, ma in questa sede non voglio occuparmi di politica internazionale, o non soltanto di ciò. A me interessano le persone, le idee che le animano o le hanno animate.

Lo sciopero della fame prosegue all’interno del blocco H di Maze, ed oltre