Redacted

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FilmOsteria

Samarra, Iraq. Corre l’anno 2006. Un gruppo di cinque soldati americani trascorre giorni di noia mista a tensione rimbalzando fra la base militare, i posti di blocco e piccole missioni. In una notte infame, sotto l’effetto misto di alcool e droghe, quattro di loro fanno irruzione in un’abitazione irachena. Mentre McCoy ammonisce i compagni a riguardo, restando a guardare senza intervenire, Salazar filma due suoi commilitoni stuprare una ragazzina di 14 anni, ucciderla con un colpo alla testa e darle fuoco, per poi sterminare il resto della sua famiglia.

Prosegui l’analisi del film di Brian De Palma 

Zero gradi centigradi

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Poesie d’Osteria

Cielo grigio

Una vela tenda si scuote e tentenna nella tempesta
Freddi corridoi aerei trasportano fiotti d’acqua ciclonica
Un cielo liquido si deposita impetuosamente al suolo
Cielo che diviene terra nel primitivo amalgama
Che trabocca e si riversa nella mescita dei Titani

Cielo nero

Acquaneve  incerta sul far della sera
Liquido e Solido si sfidano a duello oltre il percettibile 
Confusi stati della materia sulla strada della dissociazione
Quiete e oscurità calano sulla possente disputa
Le concitate precipitazioni si concedono una tregua alata

Cielo rosa

La turbolenta sfida si dissolve al cospetto di un cielo irritato
Riposti i dardi atmosferici in nebulose faretre
I contendenti cedono il campo a un filtro rosa che ammalia e stordisce
La resa incondizionata concede spazio a un collage di cristalli
L’eterea volta in fermo immagine pare sul punto di andare in pezzi

Cielo rosso

Scialli imporporati avviluppano l’arcata siderea
Una cappa ancestrale tinge di rosso la tela spaziale
L’indicatore sussurra zero gradi centigradi
Gelide particelle si propagano e impazzano lungo una scacchiera in stallo
Corpi abbandonati crepitano e stridono sotto i colpi inferti dal glaciale drappello

Bronson

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Il Consiglio dell’Oste

E’ complicato parlare di “Bronson”, biopic di Nicolas Winding Refn (regista danese recentemente autore dell’eccellente “Drive”), a causa del modo in cui è costruito, della narrazione non lineare del film, del personaggio controverso al centro della storia.

Michael Gordon Peterson, inglese di Luton, cresce in una famiglia medio-borghese, mostrando fin da piccolo un’aggressività fuori dal comune: quasi una forma congenita di affermazione personale, che sfoga ripetutamente contro compagni di scuola e insegnanti.

Nel 1974, a ventidue anni, rapina un ufficio postale: per un bottino di poche sterline viene condannato a sette anni di carcere, lasciando soli la moglie e il figlio.

La prigione si dimostra subito un ambiente gradito a Peterson, folle ed egocentrico com’è nella sua ricerca della notorietà, e la farfalla della violenza esce definitivamente dal bozzolo: la sua furia esplode contro i malcapitati secondini, contro chiunque gli capiti appresso, diventando in fretta un idolo dei detenuti, e una caso di difficile gestione, tanto che non si contano i penitenziari in cui viene successivamente trasferito; a tal punto l’ospedale psichiatrico è una tappa obbligata, e nonostante l’overdose di farmaci cui viene sottoposto, Peterson trova comunque il modo di strangolare un paziente pedofilo che viene poi salvato per il rotto della cuffia.

Esce di galera dopo 14 anni, torna a Luton, dallo zio; qui incontra un ex detenuto di sua conoscenza, che lo introduce nel mondo della boxe clandestina: in tale contesto si trasforma in “Charles Bronson” -in onore del giustiziere della notte- e picchia selvaggiamente (e a mani nude) uno o più uomini, e persino cani di grossa taglia. Peterson, divenuto Bronson, s’innamora di una donna, ruba un anello per lei, e torna in carcere dopo 69 giorni di libertà; qui l’escalation di violenza è inarrestabile: Bronson prende ostaggi di ogni tipo, provoca rivolte (una delle quali conta 750.000 sterline di danni), cerca la rissa contro gruppi di guardie, senza mai trovare pace. E’ tuttora in carcere, dove ha già trascorso trenta anni in completo isolamento, ed è considerato “il prigioniero più violento della Gran Bretagna”.

Refn dipinge la biografia di Charlie Bronson in modo stravagante e originale: la vita del criminale segue binari sovrapposti, un saliscendi affrescato che mostra l’uomo in galera, nei brevi momenti di libertà, e in un palcoscenico in cui Bronson parla a una platea che non c’è -affascinante metafora del suo desiderio di fama- e la sua personalità si sdoppia in giochi visivi accattivanti. Il film è un quadro dove Charlie e i colori si mescolano in immagini di grande impatto; l’impostazione è pittorica, le pose in cui l’uomo si mostra sono fermi immagine che rimangono impressi nella memoria. Il ritratto di Refn riscatta Bronson e ne offre una prospettiva artistica in cui -dal mare della violenza- emerge la sensibilità di un uomo che è uno slogan, un’icona, un manifesto di se stesso.

Tom Hardy interpreta il personaggio con una maestria che impressiona e disorienta; l’eclettico (e un po’ matto) attore inglese dimostra doti fuori dal comune nell’immedesimarsi nei ruoli più disparati, di sapersi infilare abiti d’ogni sorta e colore, nonostante l’imponente fisicità che potrebbe limitarne l’espressività. Egli è il film, come “Andy era l’arte“.

Warrior

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FilmOsteria

Il film di Gavin O’Connor narra la storia di una famiglia sgretolata dall’interno, di una famiglia che non è più tale dopo una serie di eventi traumatici che hanno azionato una forza centrifuga incontrollabile sui suoi componenti, fino ad allontanarli nello spazio e nel tempo della reciproca indifferenza. Paddy Conlon (Nick Nolte), reduce del Vietnam ed ex pugile alcolizzato (un profilo diffuso ma che odora di clichè), semina violenza in famiglia, sulla moglie e sui due figli, finchè lei – malata e terrorizzata- non decide di scappare con il figlio minore Tommy; Brendan -il maggiore- rimane per amore di Tess, la donna che poi sposerà. Questo momento rappresenta il punto di rottura fra i tre uomini, la base della disgregazione, il dramma che non vediamo ma che influenza ogni singolo istante del film, a causa del peso imponderabile delle incomprensioni e dei silenzi che si sono accumulati.

L’analisi di “Warrior” prosegue nell’arena della riconciliazione

Sfiorivano le viole – Rino Gaetano

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Salvatore Antonio Gaetano (1950-1981)

RadiOsteria in versione notturna consiglia “Sfiorivano le viole” di Rino Gaetano, splendida poesia dell’artista calabrese.   E allora, prima di dormire, immaginate “i passi delle onde che danzavano sul mare a piedi nudi come un sogno di follie venduto all’asta”, e aggiungete questi versi ai Suoni d’Osteria.