Parla, ricordo

Ed eccola che arriva,

la luna,

facendo rotta fuori da un gregge di nuvolette screziate che sfuma in una vaga iridescenza;

e, man mano che veleggia verso l’alto,

stende uno smalto vitreo sulle tracce dei pattini lungo la strada,

dove ogni scintillante grumo di neve è messo in risalto da un’ombra turgida.

Davvero incantevole, davvero solitario.

Ma che cosa ci faccio io là,

in quello stereoscopico paese dei sogni?

Come ci sono arrivato?

Le vibrazioni dentro le mie orecchie non sono più le campanelle di slitte che si allontanano,

ma sono il canto del mio vecchio sangue.

Tutto è immobile, ammaliato,

soggiogato dalla luna, specchietto retrovisore dell’immaginazione.

Però la neve è autenica e,

nel chinarmi a raccoglierne una manciata ,

sessant’anni mi si sfarinano fra le dita

in uno sfavillante pulviscolo di ghiaccio.

Italia de profundis

“Il cortisonico non è virtuoso. A fare vedere se stessi è la
virtù che progredisce verso il perfezionamento, disciogliendo le scorie
psichiche e i nodi di cui è ricco l’uomo interiore. La virtù è annullata dal
cortisone, che difende il corpo, quindi difende l’”io”. I suoi
effetti collaterali sono gli antagonisti del Buddha, del Cristo, di Shankhara.
Quindi, costoro sono gli avversari dell’”io” o, piuttosto,
l’”io” è il loro avversario e non è virtuoso. Il cortisone è mente liquida.
La mente è cortisonica. A contatto col mondo, si fa difensiva, incattivita,
avvelenata e velenosa. La mente è una malattia che disvela la salute.
Escludetela. “

Un guanto

Un guanto precipitò da una mano desiderata
a toccare il pavimento del mondo in una pista affollata.
Un gentiluomo, un infedele lo seguì con lo sguardo.
E stava quasi per raggiungerlo, ma già troppo in ritardo,
e stava quasi per raggiungerlo, ma troppo in ritardo.
Era scomparsa quella mano e tutta la compagnia
e chissà se era mai esistita.
Era scomparsa quella mano e restava la nostalgia
e il guanto e la sua padrona scivolavano via
e il guanto e la sua padrona pattinavano via.
Sotto un albero senza fiori si struggeva l’amore amato.
Il guanto era a pochi passi, irraggiungibile e consumato.
In quella grande tempesta d’erba, non era estate, nè primavera.
E non sembrava nemmeno autunno però l’inverno non esisteva.
E non sembrava nemmeno autunno perchè l’inverno non esisteva.
Quando un uomo da una piccola barca con un mezzo marinaio
vide qualcosa biancheggiare.
Un uomo da una piccola barca, sporgendosi sul mare:
era il guanto che rischiava di annegare,
era il guanto che rischiava di affondare.
Fu un trionfo di conghiglie, un omaggio di fiori
per il guanto restituito alla banalità dei cuori,
ad una spiaggia senza sabbia, a una passione intravista
ad una gabbia senza chiave, ad una stanza senza vista,
ad una gabbia senza chiave, ad una vita senza vista.
E intanto milioni di rose rifluivano sul bagnasciuga.
E chissà se si può capire.
Che milioni di rose non profumano mica
se non sono i tuoi fiori a fiorire,
se i tuoi occhi non mi fanno più dormire.

Era la notte di quel brutto giorno, i guanti erano sconfinati,
come l’incubo di un assassino o i desideri dei condannati.
Dietro al guanto maggiore la luna era crescente
e piccoli guanti risalivano la corrente
e piccoli guanti risalivano la corrente.
Fino al Capo dei sogni e alla riva
del letto dell’innocente che dormiva.
Un mostro sconosciuto osservava non osservato
sopra a un tavolo il guanto incriminato
sopra al tavolo un guanto immacolato.

E il guanto fu rapito in una notte d’inchiostro
da quel mistero chiamato amore
da quell’amore che sembrava un mostro.
Inutilmente due nude mani si protesero a trattenerlo.
Il guanto era già nascosto dove nessuno può più vederlo,
il guanto era già lontano quanto nessuno può più saperlo.
Oltre la pista di pattinaggio e le passioni al dì di festa
e le onde di tutti i mari.
E il trionfo nella tempesta e le rose nella schiuma.
Il guanto era volato più alto della luna.
Il guanto era volato più leggero di una piuma.

Oltre il luogo e all’azione e al tempo consentito,
e all’amore e le sue pene.
Il guanto si era già posato in quel quadro infinito
dove Psiche e Cupido governano insieme
dove Psiche e Cupido sorridono insieme.

Cos’e nient

“Pure questa è cos’e nient.
È sempre cos’e nient.
Tutte le situazioni le abbiamo sempre così risolte.
È cos’e nient.
Non teniamo che mangiare: è cos’e nient.
Ci manca il necessario: è cos’e nient.
Il padrone muore e io perdo il posto: è cos’e nient.
Ci negano il diritto della vita: è cos’e nient’.
Ci tolgono l’aria: è cos’è nient, che vvuò fa.
Sempre cos’e nient.
Quanto sei bella. Quanto eri bella.
E guarda a me, guarda cosa sono diventato.
A furia di dire è cos’e nient siamo diventati cos’e nient io e te.”

The crystal ship

Before you slip into unconsciousness
I’d like to have another kiss,
Another flashing change at bliss,
Another kiss, another kiss.

The days are bright and filled with pain
Enclose me in your gentle rain,
The time you ran was too insane,
We’ll meet again, we’ll meet again.

Oh, tell me where your freedom lies,
The streets are fields that never die,
Deliver me from reasons why
You’d rather cry, I’d rather fly.

The crystal ship is being filled,
A thousand girls, a thousand thrills,
A million ways to spend your time,
When we get back, I’ll drop a line.

Digressione

Kamajii

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Il ragno spaziale Kamajii produce uova galleggianti.
Le avvolge in bozzoli di seta sospesi nel vuoto.
Kamajii danza sulle punte della creazione.
Le uova contengono energia compressa,
che fermenta fino ad esplodere in materia e spazio e tempo,
espandendosi in ogni direzione.
L’uovo esplode e Kamajii prosegue il suo balletto,
spostando le zampe arcuate da un cocoon all’altro.
Assenza di tempo ed eternità coincidono
nello spazio leggero d’un fremito.

Ma fi-ha

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Sembrerebbe che il termine “Mafia” derivi dall’arabo “ma fi-ha”, che significa “non c’è”.

Un tempo si parlava del sud d’Italia.

Diceva: “La mafia non c’è. Ma quale mafia? Sono tutte invenzioni!”

Ora sappiamo che le mafie, intese in senso lato, c’erano e continuano ad esserci, al sud.

Adesso capita che si parli del centro e del nord d’Italia.

Dice: “Qui la mafia non c’è. Ma quale mafia? Sono tutte invenzioni!”

Certo, se mafia significa “non c’è”, è poi semplice dedurre a cosa conduca una doppia negazione.