• Staff
  • The Program
  • Vademecum
  • FilmOsteria
    • A SERIOUS MAN – Joel Coen, Ethan Coen
    • ALMANYA – Yasemin Samdereli
    • AVATAR – James Cameron
      • La maschera
    • BLADE RUNNER 2049 – DENIS VILLENEUVE
    • DARK SHADOWS – Tim Burton
    • DJANGO UNCHAINED – Quentin Tarantino
    • DOPO IL MATRIMONIO – Susanne Bier
    • E ORA DOVE ANDIAMO? – Nadine Labaki
    • HUGO CABRET – Martin Scorsese
      • Georges Meliès e la magia del cinematografo
    • HUNGER – Steve McQueen
      • 5 maggio 1981
    • IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO – Christopher Nolan
    • IL GRANDE CAPO – Lars von Trier
    • L’AMORE CHE RESTA – Gus Van Sant
    • L’ARTE DI VINCERE (MONEYBALL) – Bennett Miller
    • LA PARTE DEGLI ANGELI – Ken Loach
    • LA PELLE CHE ABITO – Pedro Almodovar
    • LA TALPA (TINKER TAILOR SOLDIER SPY) – Tomas Alfredson
    • LE CENERI DI ANGELA – Alan Parker
    • MARIGOLD HOTEL – John Madden
    • MARILYN – Simon Curtis
    • MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE – David Fincher
    • MIRACOLO A LE HAVRE – Aki Kaurismaki
    • PARADISO AMARO (THE DESCENDANTS) – Alexander Payne
    • PICCOLE BUGIE TRA AMICI – Guillaume Canet
    • REDACTED – Brian De Palma
      • Nemici immaginari – Dall’Iraq a Buzzati e ritorno
    • RUGGINE – Daniele Gaglianone
    • THE EDGE OF LOVE – John Maybury
    • THE HELP – Tate Taylor
      • Il fascino sottile dell’intolleranza
    • THE IRON LADY – Phyllida Lloyd
    • THIS MUST BE THE PLACE – Paolo Sorrentino
    • UNA SEPARAZIONE – Asghar Farhadi
    • VENTO DI PRIMAVERA – Rose Bosch
    • WARRIOR – Gavin O’Connor
  • Il precipizio
    • Andy Kaufman – Man on the moon
    • Antonio Sampaolesi – Mio nonno, il mio idolo.
    • Caccia sadica
    • Central Park
    • Cigolante vetustà
    • Compenetrante Simbiosi Nordica
    • Cosmogonia d’Osteria
    • Crisi gravitazionale
    • Da Zachar a Wall-E in pilota automatico
    • Effetto Domino
    • Follia o rivelazione?
    • Freccia rossa
    • Fuga d’ombre nel capanno
    • Generi cinematografici
    • I cantanti
    • Il pelo del pile
    • Il Visa
    • Inchiostro
    • L’Estetica del Toro
    • L’incontro
    • La chimica del mare
    • Magma dal retrobottega
    • Mezzosogno
    • Mine vaganti su Skyfall – L’altalena delle aspettative
      • Assenza di aspettative – Mine vaganti
      • Overdose di aspettative – Skyfall
    • Mostri alati
    • Nonna Jole
    • Nonno Dino e il bambino che è in me
    • Prima del tempo
    • puntofisso.com ovvero Il colloquio
    • Salomon
    • Sogni & Catapulte
    • Sotto/Sopra
    • Terza fase
    • The Nightmare before Christmas – Reloaded
    • Tuta alare
    • E-voluzione
    • La fine 1.0
  • Photo buffet
    • Antelope Canyon
    • C’era una volta un ghiacciaio
    • Cattedrali nel deserto
    • Children of Lesotho
    • Cold beer
    • Duddingston Village
    • Evoluzione Alentejana
    • Grandpa riding
    • La isla del viento
    • Libera Sopravvivenza
    • Opi-Wan KenOpi
    • Pipò – Il Cane Guida
    • Satara – After lunch
    • Spanish patrol
    • Swazi Stand (Commerce and Laughters)
    • Un giorno al Pincio
    • Under the Golden Horn Metro Bridge – Istanbul
    • White Sands
    • Zabriskie Point – Sunrise
  • Tolstoj
    • Anna Karénina
      • Scena di caccia
  • L’Atlante delle Nuvole
    • Brazil
      • Soldatini di plastica
    • Cloud atlas
      • Tutto è connesso – Odissea nella coscienza unificata
    • Faust
    • Melancholia
      • E d’improvviso Jung
    • Mulholland drive
    • Stay
    • The imaginarium of Doctor Parnassus
      • Oltre lo specchio
    • The lobster
    • The tree of life
  • Once upon a time
    • The Adam Show – Una favola moderna per bambini precoci
      • Atto I
      • Atto II
      • Atto III
      • Atto IV
      • Atto V
  • I Grandi Classici
    • A history of violence
    • Amour
    • Casinò
    • Easy rider
    • Eyes wide shut
      • La tana del Bianconiglio
    • La città incantata
      • Paragone acrobatico con il mito di Orfeo ed Euridice
    • Schindler’s list
    • The artist
  • Singolar tenzone
    • 1883 – Epopea migratoria
    • Auster, Paul
      • Moon Palace
      • Viaggi nello scriptorium
    • Baudelaire, Charles
      • I fiori del male
    • Buzzati, Dino
      • Il deserto dei Tartari
    • Cicerone, Marco Tullio
      • L’amicizia
    • Consoli, Carmen
      • Sud est
    • Dalla, Lucio
      • Com’è profondo il mare
    • De Filippo, Edoardo
      • Cos’e nient
    • De Gregori, Francesco
      • Un guanto
    • Dickens, Charles
      • Il nostro comune amico
    • Fitzgerald, Francis Scott
      • Tenera è la notte
    • Flaubert, Gustav
      • Memorie di un pazzo
    • Genna, Giuseppe
      • Italia de profundis
    • Ginsberg, Allen
      • L’urlo
    • Goncarov, Ivan Aleksandrovic
      • Oblomov
    • Grass, Gunter
      • Il tamburo di latta
      • La ratta
    • Guerra, Tonino
      • I bu (I buoi)
    • Hesse, Herman
      • Il piacere dell’ozio
    • Jung, Carl Gustav
      • L’io e l’inconscio
    • Kristof, Agota
      • Trilogia della città di K. – La terza menzogna
    • Levi-Montalcini, Rita
      • Collana di Perle (Libera raccolta d’Osteria)
    • Lynch, David Keith
      • In acque profonde
    • Manzarek, Raymond Daniel
      • Light my fire – My life with Jim Morrison
    • Maugham, William Somerset
      • La luna e sei soldi
    • McCarthy, Cormac
      • Meridiano di sangue
      • Suttree
    • Morrison, James Douglas
      • Le poesie hanno i lupi dentro
      • Sono tornato
      • The crystal ship
    • Musil, Robert
      • L’uomo senza qualità
    • Nabokov, Vladimir
      • La vera storia di Sebastian Knight
      • Parla, ricordo
    • Paasilinna, Arto
      • Piccoli suicidi tra amici
    • Pessoa, Fernando
      • Il libro dell’inquietudine
    • Quasimodo, Salvatore
      • L’uomo e la poesia
    • Rimbaud, Arthur
      • Carreggiate
    • Salustri, Carlo Alberto
      • La cornacchia libberale
    • Schnitzler, Arthur
      • Doppio sogno
    • Steinbeck, John
      • Al Dio sconosciuto
      • Furore
      • La valle dell’Eden
    • Thomas, Dylan
      • Distesi sulla sabbia
    • Thoreau, Henry David
      • Walden ovvero vita nei boschi
  • 6 DAYS IN NEW YORK
    • MOMA – Selezione d’Osteria
  • Portogallo on the road
  • Pubblicazioni

osteriacinematografo

osteriacinematografo

Archivi tag: Il Consiglio dell’Oste

La sorgente dell’amore

21 mercoledì Mar 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

La storia si svolge in un luogo mediorientale senza precise coordinate geografiche, perché è un luogo simbolico, del Corano e delle tradizioni islamiche.

In un territorio sperduto fra aride colline, le donne di un villaggio percorrono ogni giorno il tragitto tortuoso che le conduce a una sorgente d’acqua; le donne compiono abnormi fatiche per portare l’acqua nelle proprie case, a un costo carissimo: quasi tutte hanno perduto, in seguito a tali sforzi,  alcuni dei figli che portavano in grembo.Gli uomini sono per lo più disoccupati, e trascorrono al sole giornate inutili e improduttive, nell’attesa di un gruppo di turisti che ne alimenti l’ozio. Mentre le donne seguono in modo ferreo le tradizioni tramandate da generazioni,  gli uomini coltivano il nulla, in assenza di un lavoro, di una terra da difendere, nel vacuo ricordo degli antenati guerrieri, e osservano le proprie mogli soffrire e i propri figli morire accettando il fatto con stolida e passiva indifferenza.

In questo contesto, la giovane sposa Leila, una donna liberale e istruita venuta dal sud, tenta di aprire gli occhi alle donne della comunità, di renderle edotte della palese disparità cui le stesse sono sottoposte, e, con il sostegno della “Vecchia lupa”, convince parte di esse ad organizzare uno sciopero dell’amore, in base al quale non si concederanno più ai loro uomini finchè gli stessi non si adopereranno per risolvere in qualche modo il problema dell’approvvigionamento dell’acqua. Gli scontri saranno inevitabili, in nome di una tradizione secolare e di una lettura del Corano mistificata e interpretata esclusivamente in favore del sesso maschile: emergeranno miriadi  di problematiche, di sofferenze passate o presenti, fino a che non si renderà necessario un giusto compromesso fra le parti.

Radu Mihaileanu, già autore di opere quali “Train de vie” e “Il concerto”, realizza a modo suo un film difficile, affrontando un certo fondamentalismo islamico con tocco lieve e un‘armonia narrativa capace di scrutare con garbo i microcosmi nascosti fra le mura domestiche del piccolo villaggio musulmano. Mihaileanu mette in discussione quella parte della tradizione inquinata dall’irragionevolezza e dal rifiuto della modernità “buona”, ed utilizza a tal pro lo sguardo intenso di Leila, che illumina le coscienze delle sue sorelle dormienti e risveglia le stesse come il vento impetuoso del deserto da cui proviene. Gli occhi scuri dell’attrice francese Leila Bekhti incantano e travolgono grazie alla forza e alla sensualità di una consapevolezza che si traduce in riscatto sociale, sessuale, storico.

L’acqua, l’amore, la memoria, la consuetudine sono temi che s’intrecciano, ancora una volta, fra le trame di un film che dice la verità utilizzando un linguaggio schietto e pulito; il canto corale di quelle donne sottomesse rappresenta la rivalsa, la ribellione a un mondo che non c’è più, la fragorosa sferza in grado di colpire e affondare le ombre di un passato anacronistico e di bieche tradizioni che hanno smarrito i presupposti stessi della cieca ripetizione che le caratterizza.

Quasi amici

07 mercoledì Mar 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ 1 Commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Driss è un ragazzo di origini senegalesi che vive una realtà disagiata e marginale nella periferia parigina. Abita  con la madre adottiva e coi figli di lei, tirando avanti grazie a piccoli furti; il suo percorso di delinquenza obbligata gli ha fatto conoscere il carcere, e vaga senza ambizioni per colloqui di lavoro alla ricerca di una firma che gli procuri il sussidio di disoccupazione.

Capita così a casa di Philippe, un ricco tetraplegico rimasto paralizzato in seguito a un incidente di parapendio; l’uomo è in cerca di un badante personale che lo assista continuativamente nella sua difficoltosa quotidianità. Driss ottiene la promessa dell’agognata firma, ma quando l’indomani si presenta in casa del milionario, viene inaspettatamente assunto per un periodo di prova.

Si sviluppa così un rapporto altalenante fra due realtà contrapposte: da un lato Philippe, raffinato uomo di cultura dalle risorse economiche illimitate, vedovo e portatore di un handicap che ne limita ogni movimento e il piacere stesso di vivere; dall’altro Driss, robusto ed esuberante ragazzone dai modi spicci e poco eleganti, abituato alla strada e ai problemi permanenti di un handicap di tipo sociale. I due uomini imparano a conoscersi tra mille difficoltà, a suon di diffidenze reciproche e sferzanti battute. Graualmente entrano in una strana e delicata sintonia, e trovano un equilibrio grazie a uno scambio di idee schietto e genuino, che finirà con l’arricchire e compensare le lacune di entrambi.

Philippe conoscerà così il brivido rigenerante della follia di Driss, che renderà dignità al suo datore di lavoro trattandolo come suo pari, mancandogli di rispetto all’occorrenza, educandolo al lato buono dei suoi eccessi, sbloccando infine la paralisi riflessa della sua sofferta interiorità; dal canto suo, Philippe introdurrà per mano Driss in un mondo a lui sconosciuto, fatto di lusso, arte, concerti e sport estremi, regalandogli l’ambizione e la speranza di un futuro possibile.

 

Il film è ispirato alle vicende reali narrate nel libro “Le second souffle” di Philippe Pozzo di Borgo, tetraplegico dal 1993, e al rapporto di quest’ultimo col suo aiuto domestico Yasmin Abdel Sellou.

Olivier Nakache ed Eric Toledano ci regalano una straordinaria storia di amicizia, nell’ennesima eccellente prova del cinema francese di quest’anno.  I due protagonisti interpretano con naturalezza i personaggi contrapposti che vengono loro assegnati, e il risultato è un film credibile e commovente, che non trae respiro da un percorso lineare di crescita, ma dagli alti e bassi del rapporto fra Driss e Philippe, dalla spontanea ed ondivaga evoluzione di una storia vera e mai ruffiana, dalla vita che poi finisce col separarli dopo aver donato loro una possibilità di crescita e arricchimento morale.

Polisse

06 martedì Mar 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Polisse narra le vicende quotidiane della Sezione Minori (Brigade de Protection des Mineurs) della polizia di Parigi, fra storie d’emarginazione, sfruttamento, violenza, povertà, pedofilia, prostituzione, esuberanza sessuale adolescenziale da un lato, e le vite dei singoli componenti di una squadra di agenti dall’altro.

La camera a mano di Maiwenn Le Besco riprende in modo grezzo e assai realistico i fatti terribili cui sono sottoposti bambini parigini (che poi rappresentano tutti i bambini) d’ogni età, sesso, razza ed estrazione sociale: ne emerge così uno spaccato crudo di una realtà diffusa fra le pieghe stesse di coscienze distorte e malate.  I componenti della Sezione Minori finiscono inevitabilmente con l’assorbire il disagio e la sofferenza dei numerosi bambini  cui prestano soccorso fisico e morale, e le mostruose attitudini di adulti deviati, fino al punto da non riuscire più a liberarsi di certe storie, fino a portarle con sé fra le mura domestiche e a minare i delicati equilibri familiari.

Nadine, Fred, Iris, Mathieu e gli altri vengono spremuti da una quotidianità logorante, da un virus che non lascia scampo: in questo contesto si inserisce Melissa (interpretata dalla stessa Le Besco), una fotografa incaricata di curare un reportage per immagini sul delicato lavoro degli agenti.

 

La macchina fotografica della reporter è una sorta di prolunga, una succursale sul campo del punto di regia, e i suoi scatti s’intrufolano adagio nelle giornate e nell’intimità di uomini e donne legati da un sottile e profondo equilibrio, mettendo a fuoco il gioco oscillatorio di rapporti e legami fra i componenti della Sezione, in cui la stessa Melissa saprà inserirsi con la delicatezza di un clic.

 

Il film utilizza un linguaggio documentaristico nelle ricognizioni parallele che ricostruiscono abusi di ogni genere: da un lato osserviamo l’innocenza di bambini che non sono in grado di valutare le ingiustizie subite, dall’altro l’incoscienza di adulti perduti al punto da non vedere il male irreparabile che procurano ai propri figli, nipoti, allievi.

E poi il grido di un bambino al distacco dalla madre squarcia la scena, così come il salto finale e improvviso di una donna della Sezione, che corrisponde a quello inverso di un bambino rinato e libero dallo spettro di un insegnante che ne bloccava ogni forma espressiva.

“Polisse” è un film che non fa sconti, un monito che riflette l’infanzia difficile della regista, un’opera socialmente utile in questa nostra modernità che tende a nascondere, a mostrare una superficie immacolata, ipocrita, esteticamente impeccabile, in luogo del male che dilaga in fatiscenti retrobottega.

Hysteria

28 martedì Feb 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Londra, 1880. Mortimer Granville è un giovane dottore all’avanguardia; fervido sostenitore della teoria patogenetica e dell’esistenza dei germi, egli asserisce che una buona igiene sanitaria potrebbe evitare innumerevoli infezioni, in un’epoca in cui sono ancora diffuse le terapie a base di bagni di vapore e i salassi per mezzo di sanguisughe.

A causa di queste sue “strambe” teorie, viene allontanato dall’ospedale in cui lavora; troverà occupazione soltanto presso il Dottor Dalrymple, medico specializzato nel trattamento dei casi di isteria femminile. Dalrymple effettua massaggi manuali intimi alle signore affette da tale patologia, provocando parossismi che alleviano le nevrosi e l’irritabilità delle pazienti. Granville accetta così di effettuare la medesima pratica, riscuotendo peraltro grande successo fra le pazienti.

In tale contesto, conosce le figlie del Dr. Dalrymple: la posata Emily, inconsapevolmente soggiogata dalla volontà paterna che ne restringe la visuale e i movimenti; l’anticonformista Charlotte, che sostiene l’inutilità delle pratiche mediche del padre e dirige con fatica un centro in cui educa e cura i bambini indigenti di Londra.

Granville, fiero paladino del giuramento di Ippocrate, inizierà ad avere dubbi sulla reale natura delle pratiche di Dalrymple, finalizzate per lo più a combattere la dilagante repressione sessuale dell’epoca; ciononostante, a causa di un problema alle articolazioni della mano, realizza, assieme all’amico aristocratico Edmund, uno strumento elettrico in grado di sostituire l’azione umana: credendo di sviluppare una cura per l’isteria, Granville sarà l’inconsapevole inventore dello strumento di piacere femminile più diffuso al mondo: il vibratore.

Gli attori si calano alla perfezione nei rispettivi ruoli, da Jonatha Pryce a Rupert Everett, da Maggie Gyllenhaal a Hugh Dancy: quest’ultimo in particolare interpreta con disinvoltura un affascinante e credibile Dottor Granville.

Tanya Wexler, laureata in psicologia dei generi sessuali, realizza una commedia d’esordio divertente e godibile, trattando con garbo e raffinatezza un tema scabroso; le ambientazioni sono curate, e offrono uno spaccato interessante di una società puritana e in costante evoluzione: l’Inghilterra vittoriana è in piena (seconda) rivoluzione industriale e le invenzioni sono all’ordine del giorno; il massaggiatore elettrico muterà velocemente la destinazione d’uso originaria, e verrà brevettato negli Stati Uniti con enorme successo.

Angèle e Tony

20 lunedì Feb 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

“Angèle e Tony” è un film che non ha bisogno di dire, che si muove come una carezza sulle maschere coriacee e inasprite dei personaggi: i due protagonisti sono duri solo in apparenza, o duri soltanto perchè non hanno avuto un motivo valido per essere altrimenti.

Il film di Alix Delaporte affonda le proprie radici nella complessità dei gesti e dei rapporti interpersonali, muovendosi in una parentesi sospesa e silenziosa ove il linguaggio del corpo comunica ogni cosa e le parole (quasi) non servono.

Clotilde Hesme è straordinaria nel ruolo di Angèle e il suo lieve e inquieto tentennare, il fascino fragile e distante e l’approccio istintivo alla vita producono un effetto spiazzante sullo spettatore. Il suo sorriso accennato nel finale, la ritrovata morbidezza dei lineamenti, che profumano di liberazione e speranza, e la quieta dolcezza -che forse solo i migliori film francesi riescono a riprodurre- rendono l’opera una rara e preziosa gemma cinematografica.

Il percorso sentimentale e poetico di Angèle e Tony lascia dietro di sè scie di benessere che rinfrescano il viso e la potente sensazione che la felicità si nasconda nelle piccole cose e nella semplicità dell’amore.

Hesher è stato qui

17 venerdì Feb 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Sulla scia di altre opere che esplorano in modo genuino la provincia americana, quali “Sunshine”, “Win win” e “American life”, Spencer Susser (all’esordio nei lungometraggi) realizza un buon film, interpretando con stile e personalità un modello narrativo già sperimentato.

E’ la storia di TJ, un ragazzino che ha perso la madre in un terribile incidente d’auto, e della sua nuova vita a casa della nonna, tra i logici disagi della nuova collocazione e i silenzi di un padre devastato dal lutto. TJ è abbandonato a se stesso, e conduce una vita solitaria, segnata da frequenti zuffe con un ragazzo più grande, dall’assiduo tentativo di recuperare la macchina in cui la madre perse la vita, e dal primo innamoramento embrionale nei confronti della cassiera di un supermercato (un’incantevole Natalie Portman).

Ma ben presto irrompe nella vicenda Hesher, una sorta di metal hippie sbandato e randagio che vive senza alcuna regola: Hesher ha capelli lunghissimi, tatuaggi ovunque, non ha fissa dimora e vaga per la città a torso nudo e a bordo di un furgone malandato; è trasandato e incurante della società in cui è calato, utilizza un linguaggio rozzo e volgarissimo, e somiglia vagamente a un piccolo Lebowski , se non fosse per l’attitudine alla violenza e a frequenti scatti di collera e follia.

Hesher s’insedia nell’abitazione dei Forney con la scusa di una lavatrice, e s’inserisce con naturalezza e noncuranza nel piatto menage familiare; ignora e disprezza Paul, il padre di TJ, ma si guadagna le simpatie di nonna Madeleine (Piper Laurie) e le attenzioni del ragazzino, che inizia ad assecondarne e poi imitarne pericolosamente le gesta, a causa della totale e sopraggiunta assenza di un qualsivoglia punto di riferimento.

L’estremo Hesher riuscirà a farsi amare proprio per quella bruta schiettezza che in fondo rivela un animo sensibile e una grande capacità di analisi delle persone che incontra nel suo dissestato cammino.

Il piccolo Devin Brochu interpreta TJ in modo assai credibile, donando uno sguardo dolce e toccante a quel bambino ancorato all’auto materna come fosse l’unica parte rimasta di lei; Joseph Gordon-Levitt è straordinario nel ruolo di Hesher, rivelando insospettabili doti di trasformista e la giusta caratura per riempire individualmente la scena, grazie a un’espressività che oscilla in modo spiazzante e a un taglio d’occhi che lo equipaggia di un’indecifrabile profondità.

 

Mr. Nice

03 venerdì Feb 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il film di Bernard Rose racconta la vita di Howard Marks, uno dei maggiori narcotrafficanti del pianeta.

Marks, nato nel 1945 a Kenfig Hill, un villaggio minerario del Galles, eccelle a scuola denotando un’intelligenza fuori dal comune, e riscatta una modesta posizione sociale con l’ammissione al Balliol College di Oxford, dove si laureerà brillantemente in fisica; durante il corso di filosofia post-laurea inizia a spacciare piccoli quantitativi di droga in un contesto studentesco, per mantenere ciò che definirà il proprio “piacere personale”.

Si sposa e sta per intraprendere una modesta quanto sottopagata carriera di professore, quando alcuni eventi si combinano sincronicamente.  Un compagno di college viene arrestato all’estero con la macchina imbottita di hascisc, e Howard corre in suo aiuto: qui riceverà istruzioni per portare il suo primo “carico” in patria a bordo di una Mercedes parcheggiata in un fantomatico garage. Mentre la moglie lo lascia, conosce Judy, che lo incoraggerà con leggerezza a proseguire la brillante “carriera” di trafficante.

Marks si rende immediatamente conto degli enormi guadagni ottenuti in brevissimo tempo e organizza il primo grande colpo che consiste in un’enorme partita di droga proveniente da Kabul e destinata all’Irlanda, smercio che effettua con la complicità di un membro dell’Ira pornofilo e schizzato che assicura il passaggio della merce in frontiera.

Di qui l’escalation è inarrestabile: Howard Marks si arricchisce velocemente, maneggia e ricicla enormi quantità di denaro, diventa uno dei maggiori narcotrafficanti al mondo, intrattenendo rapporti con Ira, Cia, servizi segreti britannici (MI6), terroristi, mafia, triadi asiatiche, utilizzando 43 diverse identità (Mr. Nice è la più nota di queste), 89 linee telefoniche, 25 ditte di copertura (tra cui scuole, alberghi, negozi e centri di massaggio), trasportando hascisc e marijuana via aerea e via mare, fra Pakistam, Afghanistan, Filippine, Thailandia, Inghilterra, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Canada, Hong Kong, Vietnam.

Il primo grande inghippo (che dovrebbe essere un monito) si verifica negli USA:  Mr. Nice utilizza le enormi casse acustiche di grandi artisti, quali Frank Zappa e i Pink Floyd, per far entrare le sostanze in America; in dogana trovano una delle casse, la polizia risale a Marks e lo arresta. Ma la Corte statunitense si dimostra stranamente clemente e viene rilasciato dopo pochi giorni., dopo aver importato, fra il 75 e il 78, circa 30.000 kg di sostanze stupefacenti negli Stati Uniti.

Trasferitosi a Palma di Maiorca, inizia a commerciare vino, a condurre una vita più regolare, ma ben presto si annoia e piazza un nuovo grande colpo che gli sarà fatale: gli agenti della DEA, dopo averne seguito minuziosamente ogni mossa, lo arrestano a Maiorca nel 1988 e ne ottengono l’estradizione in territorio americano. Mr. Nice viene condannato a 25 anni di reclusione (pena esagerata per la normativa dell’epoca);  sarà rinchiuso nel famigerato e durissimo carcere di Terre Haute, dal quale uscirà dopo sei anni per buona condotta.

Il film di Rose è poco noto e molto ben fatto, e vale la pena ripercorrere le avventure di un personaggio discutibile ma fuori dal comune, che si districò in situazioni ai limiti della sostenibilità umana, grazie a un intuito eccezionale e  alla giusta dose di sprovvedutezza.

Rhys Ifans, gallese come Marks, offre un’altra grande prova, disimpegnandosi con estrema naturalezza in un ruolo che gli calza alla perfezione, in groppa alle folli e improvvise evoluzioni di Mr.Nice; Chloe Sevigny interpreta altrettanto bene la moglie Judy, assecondando oscillazioni emotive che la mostrano fragile, sensuale, incosciente, disperata, madre o amante all’occorrenza.

Da non perdere la colonna sonora, che spazia da Bob Dylan, Joe Cocker, Little Richard a Clapton, Hendrix, gli Who e Waylon Jennings, e regala ritmo e fascino alla visione del film.

Oggi Howard Marks vive a Maiorca con la moglie Judy, ha quattro figli, ed è un romanziere di successo: la sua autobiografia, “Mr. Nice” per l’appunto, ha venduto più di 600.000 copie solo in Gran Bretagna, è stato tradotto in numerose lingue e ha ispirato l’ottimo e godibile film di Bernard Rose.

Bronson

01 mercoledì Feb 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

E’ complicato parlare di “Bronson”, biopic di Nicolas Winding Refn (regista danese recentemente autore dell’eccellente “Drive”), a causa del modo in cui è costruito, della narrazione non lineare del film, del personaggio controverso al centro della storia.

Michael Gordon Peterson, inglese di Luton, cresce in una famiglia medio-borghese, mostrando fin da piccolo un’aggressività fuori dal comune: quasi una forma congenita di affermazione personale, che sfoga ripetutamente contro compagni di scuola e insegnanti.

Nel 1974, a ventidue anni, rapina un ufficio postale: per un bottino di poche sterline viene condannato a sette anni di carcere, lasciando soli la moglie e il figlio.

La prigione si dimostra subito un ambiente gradito a Peterson, folle ed egocentrico com’è nella sua ricerca della notorietà, e la farfalla della violenza esce definitivamente dal bozzolo: la sua furia esplode contro i malcapitati secondini, contro chiunque gli capiti appresso, diventando in fretta un idolo dei detenuti, e una caso di difficile gestione, tanto che non si contano i penitenziari in cui viene successivamente trasferito; a tal punto l’ospedale psichiatrico è una tappa obbligata, e nonostante l’overdose di farmaci cui viene sottoposto, Peterson trova comunque il modo di strangolare un paziente pedofilo che viene poi salvato per il rotto della cuffia.

Esce di galera dopo 14 anni, torna a Luton, dallo zio; qui incontra un ex detenuto di sua conoscenza, che lo introduce nel mondo della boxe clandestina: in tale contesto si trasforma in “Charles Bronson” -in onore del giustiziere della notte- e picchia selvaggiamente (e a mani nude) uno o più uomini, e persino cani di grossa taglia. Peterson, divenuto Bronson, s’innamora di una donna, ruba un anello per lei, e torna in carcere dopo 69 giorni di libertà; qui l’escalation di violenza è inarrestabile: Bronson prende ostaggi di ogni tipo, provoca rivolte (una delle quali conta 750.000 sterline di danni), cerca la rissa contro gruppi di guardie, senza mai trovare pace. E’ tuttora in carcere, dove ha già trascorso trenta anni in completo isolamento, ed è considerato “il prigioniero più violento della Gran Bretagna”.

Refn dipinge la biografia di Charlie Bronson in modo stravagante e originale: la vita del criminale segue binari sovrapposti, un saliscendi affrescato che mostra l’uomo in galera, nei brevi momenti di libertà, e in un palcoscenico in cui Bronson parla a una platea che non c’è -affascinante metafora del suo desiderio di fama- e la sua personalità si sdoppia in giochi visivi accattivanti. Il film è un quadro dove Charlie e i colori si mescolano in immagini di grande impatto; l’impostazione è pittorica, le pose in cui l’uomo si mostra sono fermi immagine che rimangono impressi nella memoria. Il ritratto di Refn riscatta Bronson e ne offre una prospettiva artistica in cui -dal mare della violenza- emerge la sensibilità di un uomo che è uno slogan, un’icona, un manifesto di se stesso.

Tom Hardy interpreta il personaggio con una maestria che impressiona e disorienta; l’eclettico (e un po’ matto) attore inglese dimostra doti fuori dal comune nell’immedesimarsi nei ruoli più disparati, di sapersi infilare abiti d’ogni sorta e colore, nonostante l’imponente fisicità che potrebbe limitarne l’espressività. Egli è il film, come “Andy era l’arte“.

La terra degli uomini rossi

29 domenica Gen 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Brasile, Mato Grosso do Sul. I Guarani Kaiowa sono un popolo indio spodestato dalle proprie terre, privati dell’acqua, delle foreste, in luogo di coltivazioni transgeniche che affondano progressivamente le proprie radici in Amazzonia.

Gli Indios sono confinati, ridotti alla fame, utilizzati come lavoratori per estirpare il verde che rimane in cambio di un boccone, sfruttati come animali da giardino per “rappresentazioni teatrali” ad uso e consumo dell’uomo occidentale, ghettizzati in riserve che sono prigioni, recinzioni che ne sradicano le usanze e l’anima. La loro foresta cede terreno per gradi, nel silenzio globalizzante degli interessi economici che tutto comprano; la natura che rimane è priva della fauna che la popolava, i territori non possono più essere attraversati, esplorati, vissuti a causa di limiti e paletti piantati dai fazenderos.

Nello sfacelo generale, i giovani Guarani, soffocati dalle restrizioni e dalla mancanza di prospettive, si tolgono la vita impiccandosi ai fratelli alberi.

Un gruppo di Indios guidati da Nadìo, a quel punto, smette di collaborare con l’uomo bianco, e per protesta pianta un accampamento a ridosso di quella che era la loro terra, invade in modo pacifico ma risoluto i confini dei fazenderos per procurarsi acqua e cibo, per riscattare la propria casa di foglie e rami, per riavere indietro lo stile di vita dettato dagli antenati, per ristabilire il rapporto di armonia con la natura, che li osserva, devastata , oltre le distese transgeniche.

Seguiranno timidi e controversi tentativi di approccio fra bianchi e rossi, caratterizzati dalla costante sensazione di sospetto e sfiducia reciproci, se non nel caso dei due giovani che s’incontrano, spogliati degli abiti e dei pregiudizi, nel fiume, in un fresco e rapido scambio amoroso.

Ma poi le armi da fuoco dei fazenderos prenderanno campo, e veleni dal cielo, destinati alle coltivazioni, saranno dirottati sui Guarani inermi, e poi la tensione crescerà di volume, e la violenza bianca sfogherà sugli Indios, sul loro rappresentante Nadìo, che verrà ucciso come un animale selvatico.

Il film di Bechis è struggente, e gli attori, Indios veri, costretti in riserve reali, disorientano con la strabordante umanità dei loro occhi, con sguardi feriti ma fieri; i loro legami con la foresta, col fiume, con le creature selvagge sono ricchezze che non hanno valore e che finiremo col perdere assieme alle nostre stesse origini e alla strada che ci ha condotto fin qui.

Gli sguardi di quegli uomini mi hanno fatto abbassare il capo, mi hanno trasmesso il dolore della perdita e la vergogna per come la loro situazione venga ignorata con una sufficienza che toglie il respiro.

Facciamo male ai nostri fratelli, facciamo male alla nostra casa verde, facciamo male a noi stessi, in omaggio al consumismo, al progresso, al legame smarrito con la madre terra, fattori -questi- che produrranno ancora poche evoluzioni prima di tornare indietro con straripante effetto boomerang.

Contagion

25 mercoledì Gen 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

Steven Soderbergh fornisce un’interpretazione cupa e claustrofobica della eventualità di un virus dilagante a livello planetario.

La parata di attori che sfila fornisce quasi la sensazione che il prodotto sia stato confezionato quale monito generale, che il film sia una sorta di allarme rosso in costante attività e i protagonisti ambasciatori dei pericoli che l’uomo corre (e che l’uomo genera) nell’epoca della globalizzazione del lavoro, dei mercati, dell’informazione e delle malattie.

Persone e merci circolano senza controllo, l’uomo divora ogni cosa, riduce gli spazi, danneggia ogni ambiente; le creature, cacciate dai propri habitat, vivono dove possono, dove non dovrebbero, e nuove forme virali si combinano, rimescolandosi, acquisendo forza, e poi viaggiano e si diffondono a bordo di corrieri umani che divengono cavie incubatrici (cicale a fine agosto – direbbe un mio amico).

Il panico dilaga e si moltiplica, di pari passo con la malattia, lo sciacallaggio prende forma e coinvolge generi alimentari, farmaci, vaccini, la paura stessa.

La paura gioca un ruolo determinante, e c’è chi la subisce e chi se ne nutre, chi ne viene schiacciato e chi ne sfrutta le potenzialità per arricchirsi, come -nel caso di specie- un blogger senza scrupoli.

E poi s’affaccia al proscenio per un meritato tributo Nostra Signora l’Industria Farmaceutica, autoproclamatasi neo divinità, assurta al ruolo di religione del terzo millennio: tutto regola e tutto controlla, plasma e indirizza la paura, e i suoi fedeli attendono la sua parola e accrescono le dimensioni del mostro, che gioca e specula su una patologia che prospera e straripa.

Il filtro livido, bluastro –in stile Mystic river– regala atmosfere degne di un tale abisso, che è fisico e morale: l’embargo, lo sfacelo, l’interruzione delle attività, il progressivo calo delle scorte alimentari riportano l’uomo allo stato brado senza fasi intermedie, e l’animale esplode e calpesta i propri simili e la violenza diventa l’unico linguaggio possibile.

Soderbergh aggiunge cauti e rarefatti messaggi di speranza a un quadro catastrofico, ma rimane il tarlo della convinzione che la (presunta) civilizzazione umana sia a tal punto labile e traballante da apparire sotto forma di minute stille nella pioggia battente di Blade Runner.

Sul lago Tahoe

22 domenica Gen 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste 

Lungometraggio d’esordio del regista messicano Fernando Eimbke.

Paesino scarno e sperduto dello Yucatan: un ragazzino finisce con l’auto contro un palo, e deve prodigarsi per cercare qualcuno che ripari il guasto. Sembra un paesino fantasma, in cui le persone appaiono e scompaiono, e sarà un’impresa trovare il pezzo giusto per ricomporre l’insieme. In realtà il sedicenne Juan sta elaborando la morte del padre, e i suoi approcci tentennanti, i suoi disagi, sono dettati dal lutto recente che ne ha minato la stabilità. La sua ricerca è il pretesto per un percorso di crescita e distacco.

Eimbke indugia a lungo su paesaggi e persone, si prende tutto il tempo per mostrarne la piega ben definita, e sottolinearne la flemma e l’indolente e apatico approccio al contingente, mantenendosi fedele a tale impostazione fino  alla fine della storia.

Il film è autobiografico, e il regista sovrappone spesso schermate nere a prolungati fermi immagine, come se i fotogrammi fossero diapositive, singoli estratti mnemonici, lampi istantanei che illuminano a giorno il cielo dei ricordi in tempesta -in alternanza ai passaggi dimenticati, a quei buchi neri che rimangono eternamente tali nel processo di reminiscenza.

L’opera è -forse- il modo in cui il regista riscatta un passato di dolore, in cui mostra se stesso bambino nella difficoltà di riorganizzarsi. Troverà la giusta solidarietà fra i suoi coetanei, e la forza in piccoli reciproci gesti di comprensione che ne faciliteranno la rapida mutazione, il cambio di pelle, il salto triplo nella dimensione adulta.

I’m still here

19 giovedì Gen 2012

Posted by osteriacinematografo in film

≈ Lascia un commento

Tag

Il Consiglio dell'Oste

Il Consiglio dell’Oste

L’anno è il 2008. Joaquin Phoenix decide di chiudere col cinema e di incidere un disco di musica rap. Il cognato Casey Affleck segue così questa sua fase di passaggio, documentando le travagliate giornate di un Phoenix irriconoscibile.
Barba incolta, foltissima, l’aspetto trasandato, gli abiti sdruciti, l’attore ingrassa notevolmente nel corso del film, fino ad apparire sformato; Affleck lo immortala in altalene d’esaltazione e depressione, nell’intimità più totale, alle prese con ogni tipo di eccesso, e ne esce fuori una figura goffa, un Morrison ultimi tempi, che finisce quasi con l’intenerire lo spettatore.
E’ un documentario interessante, dato che mostra ogni cosa senza apparenti artifici: Joaquin Phoenix è al tempo stesso splendido e inguardabile; interpreta alla perfezione la propria parabola discendente, tanto da sembrare vero.
Si discusse a lungo sulla veridicità del prodotto, sul reale abbandono delle scene da parte dell’attore portoricano, sul fatto che fosse soltanto un’astuzia commerciale; a maggior ragione, adesso che sappiamo che Phoenix sta lavorando a nuovi progetti cinematografici, il dubbio potrebbe essere legittimo.
Ma perchè –mi chiedo– un attore all’apice del successo avrebbe dovuto denigrare se stesso in modo così evidente?
Voglio fidarmi del folle Phoenix, e pensare che ci abbia semplicemente voluto mostrare il demone barbone che porta con sè.

← Vecchi Post
Articoli più recenti →

Retrobottega d’Osteria

africa art blog Cronache e Storie d'Osteria dailyprompt dailyprompt-2067 Fermo Immagine Galleria Il Consiglio dell'Oste italy L'Oste deluso letteratura mare news Parole Pensieri photography Poesie Prima del volo senza-categoria Soundtrack Titoli di testa travel turismo Viaggi

Top Posts & Pages

  • Le poesie hanno i lupi dentro
  • Melancholia
  • Rimbaud, Arthur
  • THE EDGE OF LOVE - John Maybury
  • Generi cinematografici

Sottoscala d’Osteria

ArchiviOsteria

AlmanaccOsteria

marzo: 2026
L M M G V S D
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  
« Giu    

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Pagine

  • 6 DAYS IN NEW YORK
    • MOMA – Selezione d’Osteria
  • FilmOsteria
    • A SERIOUS MAN – Joel Coen, Ethan Coen
    • ALMANYA – Yasemin Samdereli
    • AVATAR – James Cameron
      • La maschera
    • BLADE RUNNER 2049 – DENIS VILLENEUVE
    • DARK SHADOWS – Tim Burton
    • DJANGO UNCHAINED – Quentin Tarantino
    • DOPO IL MATRIMONIO – Susanne Bier
    • E ORA DOVE ANDIAMO? – Nadine Labaki
    • HUGO CABRET – Martin Scorsese
      • Georges Meliès e la magia del cinematografo
    • HUNGER – Steve McQueen
      • 5 maggio 1981
    • IL CAVALIERE OSCURO – IL RITORNO – Christopher Nolan
    • IL GRANDE CAPO – Lars von Trier
    • L’AMORE CHE RESTA – Gus Van Sant
    • L’ARTE DI VINCERE (MONEYBALL) – Bennett Miller
    • LA PARTE DEGLI ANGELI – Ken Loach
    • LA PELLE CHE ABITO – Pedro Almodovar
    • LA TALPA (TINKER TAILOR SOLDIER SPY) – Tomas Alfredson
    • LE CENERI DI ANGELA – Alan Parker
    • MARIGOLD HOTEL – John Madden
    • MARILYN – Simon Curtis
    • MILLENNIUM – UOMINI CHE ODIANO LE DONNE – David Fincher
    • MIRACOLO A LE HAVRE – Aki Kaurismaki
    • PARADISO AMARO (THE DESCENDANTS) – Alexander Payne
    • PICCOLE BUGIE TRA AMICI – Guillaume Canet
    • REDACTED – Brian De Palma
      • Nemici immaginari – Dall’Iraq a Buzzati e ritorno
    • RUGGINE – Daniele Gaglianone
    • THE EDGE OF LOVE – John Maybury
    • THE HELP – Tate Taylor
      • Il fascino sottile dell’intolleranza
    • THE IRON LADY – Phyllida Lloyd
    • THIS MUST BE THE PLACE – Paolo Sorrentino
    • UNA SEPARAZIONE – Asghar Farhadi
    • VENTO DI PRIMAVERA – Rose Bosch
    • WARRIOR – Gavin O’Connor
  • I Grandi Classici
    • A history of violence
    • Amour
    • Casinò
    • Easy rider
    • Eyes wide shut
      • La tana del Bianconiglio
    • La città incantata
      • Paragone acrobatico con il mito di Orfeo ed Euridice
    • Schindler’s list
    • The artist
  • Il precipizio
    • Andy Kaufman – Man on the moon
    • Antonio Sampaolesi – Mio nonno, il mio idolo.
    • Caccia sadica
    • Central Park
    • Cigolante vetustà
    • Compenetrante Simbiosi Nordica
    • Cosmogonia d’Osteria
    • Crisi gravitazionale
    • Da Zachar a Wall-E in pilota automatico
    • E-voluzione
    • Effetto Domino
    • Follia o rivelazione?
    • Freccia rossa
    • Fuga d’ombre nel capanno
    • Generi cinematografici
    • I cantanti
    • Il pelo del pile
    • Il Visa
    • Inchiostro
    • L’Estetica del Toro
    • L’incontro
    • La chimica del mare
    • La fine 1.0
    • Magma dal retrobottega
    • Mezzosogno
    • Mine vaganti su Skyfall – L’altalena delle aspettative
      • Assenza di aspettative – Mine vaganti
      • Overdose di aspettative – Skyfall
    • Mostri alati
    • Nonna Jole
    • Nonno Dino e il bambino che è in me
    • Prima del tempo
    • puntofisso.com ovvero Il colloquio
    • Salomon
    • Sogni & Catapulte
    • Sotto/Sopra
    • Terza fase
    • The Nightmare before Christmas – Reloaded
    • Tuta alare
  • L’Atlante delle Nuvole
    • Brazil
      • Soldatini di plastica
    • Cloud atlas
      • Tutto è connesso – Odissea nella coscienza unificata
    • Faust
    • Melancholia
      • E d’improvviso Jung
    • Mulholland drive
    • Stay
    • The imaginarium of Doctor Parnassus
      • Oltre lo specchio
    • The lobster
    • The tree of life
  • Once upon a time
    • The Adam Show – Una favola moderna per bambini precoci
      • Atto I
      • Atto II
      • Atto III
      • Atto IV
      • Atto V
  • Photo buffet
    • Antelope Canyon
    • C’era una volta un ghiacciaio
    • Cattedrali nel deserto
    • Children of Lesotho
    • Cold beer
    • Duddingston Village
    • Evoluzione Alentejana
    • Grandpa riding
    • La isla del viento
    • Libera Sopravvivenza
    • Opi-Wan KenOpi
    • Pipò – Il Cane Guida
    • Satara – After lunch
    • Spanish patrol
    • Swazi Stand (Commerce and Laughters)
    • Un giorno al Pincio
    • Under the Golden Horn Metro Bridge – Istanbul
    • White Sands
    • Zabriskie Point – Sunrise
  • Portogallo on the road
  • Pubblicazioni
  • Singolar tenzone
    • 1883 – Epopea migratoria
    • Auster, Paul
      • Moon Palace
      • Viaggi nello scriptorium
    • Baudelaire, Charles
      • I fiori del male
    • Buzzati, Dino
      • Il deserto dei Tartari
    • Cicerone, Marco Tullio
      • L’amicizia
    • Consoli, Carmen
      • Sud est
    • Dalla, Lucio
      • Com’è profondo il mare
    • De Filippo, Edoardo
      • Cos’e nient
    • De Gregori, Francesco
      • Un guanto
    • Dickens, Charles
      • Il nostro comune amico
    • Fitzgerald, Francis Scott
      • Tenera è la notte
    • Flaubert, Gustav
      • Memorie di un pazzo
    • Genna, Giuseppe
      • Italia de profundis
    • Ginsberg, Allen
      • L’urlo
    • Goncarov, Ivan Aleksandrovic
      • Oblomov
    • Grass, Gunter
      • Il tamburo di latta
      • La ratta
    • Guerra, Tonino
      • I bu (I buoi)
    • Hesse, Herman
      • Il piacere dell’ozio
    • Jung, Carl Gustav
      • L’io e l’inconscio
    • Kristof, Agota
      • Trilogia della città di K. – La terza menzogna
    • Levi-Montalcini, Rita
      • Collana di Perle (Libera raccolta d’Osteria)
    • Lynch, David Keith
      • In acque profonde
    • Manzarek, Raymond Daniel
      • Light my fire – My life with Jim Morrison
    • Maugham, William Somerset
      • La luna e sei soldi
    • McCarthy, Cormac
      • Meridiano di sangue
      • Suttree
    • Morrison, James Douglas
      • Le poesie hanno i lupi dentro
      • Sono tornato
      • The crystal ship
    • Musil, Robert
      • L’uomo senza qualità
    • Nabokov, Vladimir
      • La vera storia di Sebastian Knight
      • Parla, ricordo
    • Paasilinna, Arto
      • Piccoli suicidi tra amici
    • Pessoa, Fernando
      • Il libro dell’inquietudine
    • Quasimodo, Salvatore
      • L’uomo e la poesia
    • Rimbaud, Arthur
      • Carreggiate
    • Salustri, Carlo Alberto
      • La cornacchia libberale
    • Schnitzler, Arthur
      • Doppio sogno
    • Steinbeck, John
      • Al Dio sconosciuto
      • Furore
      • La valle dell’Eden
    • Thomas, Dylan
      • Distesi sulla sabbia
    • Thoreau, Henry David
      • Walden ovvero vita nei boschi
  • Staff
  • The Program
  • Tolstoj
    • Anna Karénina
      • Scena di caccia
  • Vademecum

Blog su WordPress.com.

  • Abbonati Abbonato
    • osteriacinematografo
    • Unisciti ad altri 54 abbonati
    • Hai già un account WordPress.com? Accedi ora.
    • osteriacinematografo
    • Abbonati Abbonato
    • Registrati
    • Accedi
    • Segnala questo contenuto
    • Visualizza sito nel Reader
    • Gestisci gli abbonamenti
    • Riduci la barra
 

Caricamento commenti...