The iron lady
07 martedì Feb 2012
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07 martedì Feb 2012
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07 martedì Feb 2012
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“The iron lady” narra la vita di Margaret Thatcher attraverso i ricordi più o meno lineari dell’ex primo ministro. Phyllida Lloyd mostra la Thatcher di oggi, una distinta signora ottantenne alle prese con una demenza senile che avanza senza pietà, malattia a cui la stessa oppone una strenua ma inane resistenza. E così è costante la presenza del marito Denis (deceduto nel 2003), con cui la protagonista dialoga, condivide immagini, ricordi, sensazioni, tentando di tenere nascosto il fatto ai familiari, di liberarsi di un fantasma che però finisce sempre col cercare, forse perchè rappresenta il conforto e il filo conduttore di una vita intera.
06 lunedì Feb 2012
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“Distesi sulla sabbia, l’occhio al giallo
e al grave mare, beffiamo chi deride
chi segue i rossi fiumi, scava
alcove di parole da un’ombra di cicala,
ché in questa tomba gialla di rena e di mare
un appello al colore fischia nel vento
allegro e grave come la tomba e il mare
che dormono ai due lati.”
06 lunedì Feb 2012
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06 lunedì Feb 2012
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Londra, 1941. Sotto le bombe della seconda guerra mondiale si intrecciano i destini di uomini e donne, le loro vite e relazioni amorose.
Il poeta Dylan Thomas è appena arrivato dal Galles, o così sembra, e si mantiene a stento scrivendo testi di propaganda per il governo inglese; presto incontra Vera Phillips, amica e primo amore d’infanzia, ora cantante dalle grandi doti. I loro passi sembrano convergere voluttuosamente, quando a Londra si presenta Caitlin, moglie di Thomas e madre di suo figlio: Caitlin s’affaccia in modo tanto improvviso quanto compiacente, e si inserisce così in una danza a tre torbida e ambigua, che trova forse il suo sottilissimo equilibrio sotto un cielo carico di bombe che costringe le persone a vivere nell’emergenza e nella promiscuità.
Le vicende amorose di Dylan Thomas proseguono in Filmosteria
03 venerdì Feb 2012
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RadiOsteria consiglia la tortuosa e violentissima “Abitudine” dei Subsonica. Lasciate che il brano della band torinese esploda il proprio sound a un volume spropositato, fatevi trascinare oltre le sbarre della “prigione umida”, tenendo però a debita distanza oggetti che possano nuocere a voi o ad altri.
03 venerdì Feb 2012
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03 venerdì Feb 2012
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Il film di Bernard Rose racconta la vita di Howard Marks, uno dei maggiori narcotrafficanti del pianeta.
Marks, nato nel 1945 a Kenfig Hill, un villaggio minerario del Galles, eccelle a scuola denotando un’intelligenza fuori dal comune, e riscatta una modesta posizione sociale con l’ammissione al Balliol College di Oxford, dove si laureerà brillantemente in fisica; durante il corso di filosofia post-laurea inizia a spacciare piccoli quantitativi di droga in un contesto studentesco, per mantenere ciò che definirà il proprio “piacere personale”.
Si sposa e sta per intraprendere una modesta quanto sottopagata carriera di professore, quando alcuni eventi si combinano sincronicamente. Un compagno di college viene arrestato all’estero con la macchina imbottita di hascisc, e Howard corre in suo aiuto: qui riceverà istruzioni per portare il suo primo “carico” in patria a bordo di una Mercedes parcheggiata in un fantomatico garage. Mentre la moglie lo lascia, conosce Judy, che lo incoraggerà con leggerezza a proseguire la brillante “carriera” di trafficante.
Marks si rende immediatamente conto degli enormi guadagni ottenuti in brevissimo tempo e organizza il primo grande colpo che consiste in un’enorme partita di droga proveniente da Kabul e destinata all’Irlanda, smercio che effettua con la complicità di un membro dell’Ira pornofilo e schizzato che assicura il passaggio della merce in frontiera.
Di qui l’escalation è inarrestabile: Howard Marks si arricchisce velocemente, maneggia e ricicla enormi quantità di denaro, diventa uno dei maggiori narcotrafficanti al mondo, intrattenendo rapporti con Ira, Cia, servizi segreti britannici (MI6), terroristi, mafia, triadi asiatiche, utilizzando 43 diverse identità (Mr. Nice è la più nota di queste), 89 linee telefoniche, 25 ditte di copertura (tra cui scuole, alberghi, negozi e centri di massaggio), trasportando hascisc e marijuana via aerea e via mare, fra Pakistam, Afghanistan, Filippine, Thailandia, Inghilterra, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Canada, Hong Kong, Vietnam.
Il primo grande inghippo (che dovrebbe essere un monito) si verifica negli USA: Mr. Nice utilizza le enormi casse acustiche di grandi artisti, quali Frank Zappa e i Pink Floyd, per far entrare le sostanze in America; in dogana trovano una delle casse, la polizia risale a Marks e lo arresta. Ma la Corte statunitense si dimostra stranamente clemente e viene rilasciato dopo pochi giorni., dopo aver importato, fra il 75 e il 78, circa 30.000 kg di sostanze stupefacenti negli Stati Uniti.
Trasferitosi a Palma di Maiorca, inizia a commerciare vino, a condurre una vita più regolare, ma ben presto si annoia e piazza un nuovo grande colpo che gli sarà fatale: gli agenti della DEA, dopo averne seguito minuziosamente ogni mossa, lo arrestano a Maiorca nel 1988 e ne ottengono l’estradizione in territorio americano. Mr. Nice viene condannato a 25 anni di reclusione (pena esagerata per la normativa dell’epoca); sarà rinchiuso nel famigerato e durissimo carcere di Terre Haute, dal quale uscirà dopo sei anni per buona condotta.
Il film di Rose è poco noto e molto ben fatto, e vale la pena ripercorrere le avventure di un personaggio discutibile ma fuori dal comune, che si districò in situazioni ai limiti della sostenibilità umana, grazie a un intuito eccezionale e alla giusta dose di sprovvedutezza.
Rhys Ifans, gallese come Marks, offre un’altra grande prova, disimpegnandosi con estrema naturalezza in un ruolo che gli calza alla perfezione, in groppa alle folli e improvvise evoluzioni di Mr.Nice; Chloe Sevigny interpreta altrettanto bene la moglie Judy, assecondando oscillazioni emotive che la mostrano fragile, sensuale, incosciente, disperata, madre o amante all’occorrenza.
Da non perdere la colonna sonora, che spazia da Bob Dylan, Joe Cocker, Little Richard a Clapton, Hendrix, gli Who e Waylon Jennings, e regala ritmo e fascino alla visione del film.
Oggi Howard Marks vive a Maiorca con la moglie Judy, ha quattro figli, ed è un romanziere di successo: la sua autobiografia, “Mr. Nice” per l’appunto, ha venduto più di 600.000 copie solo in Gran Bretagna, è stato tradotto in numerose lingue e ha ispirato l’ottimo e godibile film di Bernard Rose.
02 giovedì Feb 2012
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02 giovedì Feb 2012
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“Il pomeriggio ristagnava sulla città, gli uccelli erano ammutoliti, si udivano solo i lontani accordi di pianoforte, tristi e metodici, che salivano salivano, riempiendo l’intera casa, e c’era in quel suono una specie di ostinata fatica, una difficile cosa da dire che non si riesce a dire mai.”
02 giovedì Feb 2012
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Nel 2007 -all’epoca della realizzazione di “Redacted”- si stimava che nell’arco di un biennio circa 2400 iracheni avessero perso la vita nei check point americani, spesso a causa di indicazioni incomprensibili e della scarsa alfabetizzazione della popolazione. Di questi 2400, soltanto 60 sono poi stati identificati ufficialmente come ribelli. Il 97,5% di questi uomini, donne, bambini vennero pertanto ammazzati senza motivo. Sono un fanatico delle parole, e mi preme sottolineare -per ragioni squisitamente linguistiche- che la parola appropriata al caso di specie sia “assassinio”. Un totale di 2340 assassinii non puniti, ad esser precisi, in un contesto che rappresenta un’inezia rispetto ai dati complessivi dello sterminio.
02 giovedì Feb 2012
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RadiOsteria consiglia l’oscura delirante distorta “Venus in furs” dei Velvet Underground, ideale corrispettivo femminile di quel “monster dressed in black leather” che Morrison cantava in “Queen of the highway”.